Collasso (Collapse, 2005): mi sono finalmente deciso a leggere il 'seguito' di uno dei migliori saggi di sempre indipendentemente dal tema: Armi, Acciaio e Malattie.
L'autore è sempre il superbo Jared Diamond. Uscito una decina d'anni dopo, invece di studiare lo sviluppo delle società, ne analizza il crollo e la scomparsa.
Diamond individua 5 gruppi di fattori, i primi 4 possono o meno fare parte dei motivi di collasso di una società, il quinto è sempre presente.
I 5 gruppi sono: danni ambientali provocati dalla società, cambiamenti climatici, presenza di nemici, presenza di amici, e infine la risposta della società ai suoi problemi ambientali.
Tutte le società analizzate nel libro saranno messe alla prova di questi cinque gruppi, tanto da spingere l'autore a scherzare, dichiarando che il giusto titolo del libro avrebbe dovuto essere: "Come alcune civiltà sono crollate, per cause dovute a una componente ambientale e, in alcuni casi, con il contributo dei cambiamenti climatici, dell'ostilità dei popoli confinanti, della fine delle relazioni con i partner commerciali e del modo di reagire ai problemi propri di ogni società".
Il concetto ambientale è fondamentale e Diamond si prende la briga, nell'introduzione, di autopresentarsi e spiegare come la sua posizione sia a mezza via tra la causa ambientalista e quella non ambientalista, essendo stato per anni un grosso amministratore del WWF e allo stesso tempo un esperto di impatto ambientale 'mercenario' per grandi società petrolifere.
In pratica, dice Diamond: gli ambientalisti dicono che sto dalla parte delle multinazionali, i non ambientalisti che sono un rainbow warrior.
Il volume è diviso in 4 segmenti: il primo è dedicato a una società contemporanea molto ben conosciuta da Diamond, presentata come modello iniziale per discutere e introdurre gli argomenti fondamentali della sua teoria.
Si parla di Montana: approfondita analisi storica dei problemi ambientali, dalle miniere al disboscamento, all'insediamento dei ricchi di seconda e terza casa; divisione interna tra la popolazione tra democratici e repubblicani, con tutte le conseguenti problematiche legate al rapporto con il governo tra liberalizzazione e controllo.
Concluso questo passaggio introduttivo, Diamond inizia la descrizione esemplare di diverse società scomparse del passato, raggruppate per vicinanza geografica: per ogni società, l'autore spende pagine di racconto storico sfruttando conoscenze e studi di antropologia, paleontologia e altro dove necessario, fino ad arrivare al momento del collasso.
L'Isola di Pasqua: società scomparsa per disastro ecologico 'puro', in completo isolamento, a causa dei polinesiani ignoranti che hanno mangiato e deforestato l'intera isola rimanendo senza risorse.
Le isole di Pitcairn, Henderson e Mangareva: società codipendenti che sono collassate a causa della fine dei rapporti commerciali tra loro. Essenzialmente scomparse solo per cause esterne.
Queste micro società polinesiani circoscritte in territori isolani, isolati e limitatissimi sono dei laboratori per la rappresentazione sperimentale delle teorie di Diamond, come lo era stato il Montana dell'introduzione, prima di passare ad applicare l'analisi a società più consistenti.
Si passa alle Americhe: gli Anasazi e altre civiltà 'preistoriche' del Sud Ovest del Nord America.
Si passa ai Maya, una delle società più evolute e grandi del tempo.
Ci si sposta poi con tre capitoli dedicati all'Europa: i norvegesi che diventano vichinghi e colonizzano l'Islanda, la Groenlandia e la mitica Vinlandia (oltre ad altre isolette): tutte colonie scomparse per problemi d'isolamento e vicini difficili.
Il segmento dedicato al passato si chiude con esempi positivi di società che sono sopravvissute nonostante forti problemi ambientali, nel senso: società che stavano per collassare come quelle indicate precedentemente, ma sono riuscite a sopravvivere cambiandosi.
Ci sono due strade per il successo: bottom up e top down.
Bottom up significa che la spinta riformatrice arriva dal basso con ogni singolo abitante che s'impegna per il bene comune, è un tipo di successo possibile solo all'interno di territori poco ampi come l'isola di Tikopia.
Top down è ovviamente l'opposto dove un sovrano illuminato e consapevole stabilisce riforme per conservare e proteggere l'ambiente: gli esempi di Tonga e del Giappone dei Tokugawa.
Questi capitoli che compongono il grosso del libro sono, inutile dirlo in altro modo, molto ripetitivi: Diamond vuole dimostrare e confermare la propria teoria, la applica scientificamente a tutti gli esempi sopra riportati. Le società sono diverse tra loro e geograficamente agli antipodi, i problemi sono di natura simile o assimilabile, il risultato è lo stesso.
Il segmento successivo è dedicato al presente.
Si parla di Africa e Ruanda: crescita demografica fuori controllo, stragi.
Si parla del curioso caso della Repubblica Dominicana e Haiti: società sullo stesso territorio divise da un confine 'immaginario' che, pur essendo entrambe povere, sono una resistente e l'altra sull'orlo della scomparsa. Le cause sono state la diversa qualità d'ingerenza e sfruttamento da parte delle rispettive potenze coloniali, la qualità dei dittatori succeduti allo stato coloniale. Ad Haiti è andata molto male sotto i francesi e peggio sotto il suo dittatore, i Dominicani se la sono cavata meglio sotto gli spagnoli e il successore.
Il capitolo dedicato alla Cina è piuttosto breve perché l'argomento è noto: equilibrio precario tra sviluppo incontrollato e consapevolezza ambientale.
Il capitolo forse più interessante di tutto il libro è l'ultimo inquadrato nel presente, dedicato all'Australia.
Ho sempre immaginato l'Australia come un posto felice, con qualche problema di censura e insetti mortali, ma generalmente un bel posto dove andare a stare: Diamond la indica come la società del primo mondo con la più alta probabilità di collassare. In Australia si trovano tutte i 5 problemi della teoria di Diamond ed è la società più simile ai lettori target del libro (occidentali primo mondo), fa impressione sentirne parlare come di una miniera ormai esausta che solo incredibilmente radicali soluzioni politiche potranno salvare dalla morte.
Il segmento finale dedicato al futuro è composto da 3 capitoli che sono una lunga conclusione: il primo è un generico 'l'umanità fa schifo' ma non è irrimediabile, a tutti i problemi c'è una soluzione; il capitolo di mezzo è di nuovo dedicato a una disanima della presunta contrapposizione tra business e ambiente. L'autore presenta due esempi di estrazione petrolifera, una completamente negativo e uno incredibilmente positivo; poi si parla di estrazione mineraria, che è quasi sempre una merda sviluppata da esseri spregevoli, ma anche qui ci sono piccole eccezioni a dimostrare una migliore praticabilità; stesso discorso per industria della legna e della pesca.
Ultimissimo capitolo: le società stanno collassando anche oggi, molte le vediamo scomparire e morire sotto i nostri occhi, alcune sono inevitabilmente condannate, altre no e in definitiva c'è un cauto ottimismo per un'inversione di trend.
Francamente credo che il cauto ottimismo sia per motivi editoriali: se il libro fosse finito con un 'moriremo tutti', non avrebbe avuto grande spessore o interesse; così invece si presta quasi come una guida a fare meglio adottabile da governanti e ceo.
In definitiva Collasso è molto meno divertente di Armi Acciaio e Malattie, probabilmente a causa del tema meno gioviale, sicuramente per la ripetitività dello schema dimostrativo.
Leggerlo oggi, nel pieno della campagna politica italiana e con tutto ciò che sta accadendo nel mondo vicino e lontano, potrà certamente aprire gli occhi e far comprendere alcune verità e problemi dietro le notizie.
Alla fine sembra quella storia vecchia di tante storie dove viene chiesto a qualcuno se aver rivelato o meno il giorno e il modo della propria morte.

The Tick (Amazon): vediamo un po'. Secondo tentativo di portare il personaggio dei fumetti creato da Ben Edlund nel mondo della televisione dal vivo, dopo l'esperimento infelice con Patrick Warburton del 2001, a provarci questa volta è il sig. Bezos.
Produzione originale Amazon, la prima stagione di 12 episodi è stata divisa in 2 cour resi disponibili rispettivamente il... in realtà il pilot è stato reso disponibile in agosto del 2016, gli episodi 2-6 nell'agosto del 2017, gli episodi 7-12 oggi. Beh, ieri tempo che scrivo questo post.
Sì, ho fatto di nuovo quella binge thing dei giovani, ma gli episodi di The Tick durano 20 minuti e non è stato un gran sforzo vederne 6 in un pigro venerdì di neve.
E' probabile che pochi abbiano letto il fumetto di The Tick, ma penso che chiunque abbia visto almeno un episodio o due della fortunata serie animata. Meno di pochi hanno guardato la serie con Warburton.
In ogni caso: The Tick è super forte e circa indistruttibile, è anche stupido e sa poco e niente del proprio passato. Ama i monologhi. Co-protagonista delle sue storie è Arthur, eroe per caso con una tuta volante.
E' un personaggio essenzialmente comico.
Rispetto alla serie del 2001, quella di Amazon è meno comica e più surreale, il budget è decisamente più alto senza però essere lontanamente al livello di American Gods, per dire.
The Tick è interpretato da Peter Serafinowicz, lo avete visto e sentito, non lo sapete ma è così; Arthur è interpretato da Griffin Newman... no, lui non l'avete né visto né sentito. L'unico attore effettivamente famoso è Jackie Earle Haley nel ruolo del super villain The Terror, nemico ricorrente di tutta questa prima stagione.
A dirla tutta ci sarebbe un altro attore circa famoso, Brendan Hines qui nella parte del Superman locale, un tempo gregario di Tim Roth in Lie to Me.
La serie è stata circa apprezzata da un piccolo gruppo di geek online, non è certamente il tipo di prodotto capace di attrarre masse di spettatori afflitti dal morbo delle serie ad alto budget con zombie e sesso: qui bisogna saper apprezzare l'assurdità e la scherzosità della sceneggiatura, la volontaria amatorialità visiva che sembrerebbe suggerire una produzione Troma piuttosto che le patinate di Amazon.
Proprio per questo motivo, nonostante la voce e la presenza fisica di Warburton rimarranno sempre le mie preferite, questa serie è un tesoro da curare e diffondere, da far vedere agli amici e supportare per consentire e proteggere quel minimo di diversità nel mondo.
Una seconda stagione è in programma a un certo punto nel 2019, 10 episodi.

Kill la Kill: alla fine è un mescolone di Fortified School e Gurren Lagann passato attraverso il setaccio del decostruzionismo delle maghette (identico a quello dei supereroi anni '80) che va per la maggiore negli ultimi anni.
...ah sì, mi sono guarda questa molto sopravvalutata serie del 2013. A suo tempo la interruppi dopo il terzo o quarto episodio.
In queste settimana sono anche io vittima della nerd-frenziness, assolutamente nerd e non geek, relativa a Darling in the Franxx, e quindi sono andato a recuperare la prima serie Trigger di Imaishi/Nakashima post-Gainax.
Scuola, tirannico consiglio studentesco, studente trasferito, super poteri. Il setting è assolutamente base.
Lo sviluppo narrativo segue invece l'escalation fuori di testa di Gurren Lagann: sempre di più, sempre più assurdo, melodrammatico all'estremo, comico all'estremo, alla ricerca di sempre maggiore assurdità cosmica.
Il gimmick sono studenti e studentesse che indossano vestiti magici che potenziano e trasformano.
Le ragazze hanno trasformazioni simil maghette, ma con geyser di sangue; i ragazzi, almeno alcuni (almeno 1) hanno trasformazioni chiaramente reminescenti dei megaborg di Daitarn 3.
Tre fazioni: la malvagia super multinazione del fashion che veste mezzo pianeta e vuole che gli esseri umani si assoggettino ai vestiti; il guerrilla corps chiamato Nudist Beach che, ovviamente, vogliono che l'umanità sia libera dai vestiti; la protagonista e la sua marinaretta senziente che vogliono che tuffi vivano felici in armonia... in realtà vogliono distruggere tutto ma in sostanza il senso è quella della terza via.
Kill la Kill dura troppo: 24 episodi di combattimenti tutti uguali possono rendere anche l'hot blood palloso dopo un po'; 12 sarebbero stati pochi e il successo della serie ha sicuramente premiato la scelta, ma. L'ho vista in 3 giorni dire, forse 4, ma ho fatto quella cosa che va molto di moda che sembra nessuno avesse mai fatto prima di Netflix (e invece sì), tanto che adesso ha anche un nome.
Probabilmente avrei apprezzato di più a guardare un episodio la settimana, magari anche ogni 2 settimane.
E' pur vero che uno dei motivi di grande successo di Kill la Kill risiede nella geniale exploitation del fan service: se le protagoniste non fossero mezze nude tutto il tempo, se la regia non avesse scelto di cavalcare il fan service come neppure ai tempi di Agent Aika, oggi non ci sarebbero una teoria infinita e profusione di figurine, nel senso di figures, più o meno erotiche a tenere vivo l'interesse perverso dello spettatore nipponico medio.
Recentemente è uscita una figurina, appunto, che è particolarmente emblematica: mostra la protagonista, Ryuuko sostanzialmente nuda mentre si copre con Senketsu (senza indossarlo) e con quella tipica espressione timida da hentai prima del sesso. Ecco. Visivamente il personaggio è quello della serie, ma la Ryuuko della serie non è una tsundere e la timidezza non è certo il suo aspetto caratteristico: il personaggio è visivamente quello ma è abusato per soddisfare il triste onanista nipponico.
NOTA: 'onanista' secondo il dizionario non vorrebbe dire masturbatore, nonostante sia chiaramente l'accezione corrente; un onanista propriamente detto è praticante del coitus interruptus. TIL LOL IDK.
SPOILER SPOILER SPOILER
Senketsu muore nell'ultimo episodio. Le due protagoniste sono sorelle.

infodump: parliamo di qualche anime che ho iniziato e poi abbandonato, li dividerò in dolorose delusioni e previste delusioni. Delusioni prevedibili: Beatless, androidi da combattimento a forma di belle ragazze si asserviscono a timidi studenti e combattono cercando un posto per sé nel mondo, animato male, sceneggiato peggio; a proposito di animati male, Grancrest Senki, solita storia (per questi anni) alla Arslan con un giovane futuro Re che raccoglie schiere di sodali e combatte per la giustizia; Pop Team Epic, è di grande tendenza su internet, serie di sketch comici che prendono in giro un po' tutto e tutti, da altri anime a cose incomprensibili per un occidentale: umorismo giapponese al suo peggio. Passiamo a quelle che avrei voluto mi piacessero ma proprio fanno cagare: Ito Junji Collection, ogni episodio adatta 2 storie dall'omonimo manga di racconti brevi horror del maestro Junji Ito, ma lo stile dell'animazione è discutibile, la scelta delle storie anche, in generale la trasposizione non funziona. Avrebbero potuto adattare Uzumaki, fare una serie su Tomie, riadattare Gyo. Infelice la scelta di puntare sulla raccolta di racconti: la carta disegnata si presta meglio per questo genere di cose, piuttosto che l'animazione, piuttosto che animazione fatta di merda. La vera insoddisfazione della stagione Winter 2018, insoddisfazione piuttosto corposa che mi porterò dietro per parecchio tempo, è però certamente l'adattamento animato del seguito di Basilisk, Basilisk the Ouka Ninja Scrolls. Animato da schifo, sceneggiato peggio, recitato pure male: assolutamente disgustoso nel confronto con il suo magnifico predecessore, ma disgustoso per sé e per la sua insopportabile mediocrità.

Overneath (Id, 2017): questo è Peter Beagle, quello vero, quello che rapisce e conquista. Gli ultimi due romanzi non mi sono piaciuti... mi sono piaciuti poco, ma questa raccolta di racconti è fantastica. In tutti i sensi.
Peter Beagle sta pubblicando molto più del solito: Summerlong nel 2016, In Calabria e questa raccolta nel 2017. La sua pubblicazione precedente è del 2011.
Questo impeto lavorativo è probabilmente causato dalle vicende legali che, se interessati, troverete riassunte nel sito linkato al tiolo: Beagle ha fatto causa al suo manager e non sta andando bene, accetta persino donazioni. Produrre qualche lavoro sottotono non è certamente più imbarazzante.
Questa raccolta è composta per lo più da racconti nuovi: 6 scritti negli ultimi 2 anni, con due di questi pubblicati per la prima volta qui.
Nonostante tutto, nella forma breve, Beagle continua a essere il re.
Un re invecchiato costretto a ricorrere a qualche trucco, per esempio Overneath contiete 2 racconti dedicati a personaggi da L'Ultimo Unicorno, pur sempre un Re.
Curiosamente, a livello di impostazione editoriale, ogni racconto è preceduto da una breve introduzione realizzata dall'autore: è raro, non unico, personalmente apprezzato.
The Green-Eyed Boy del 2016: la raccolta si apre con il primo dei due racconti dedicati a Schmendrick da The Last Unicorn. E' la storia delle origini dell'amato mago, di come cominciò il suo apprendistato con il maestro Nikos, autore della famosa maledizione. Le espansioni all'Ultimo Unicorno non si commentano, si accettano con onore e umiltà.
The Story of Kao Yu del 2016: oltre al blocco di 2 racconti dedicati a Schmendrick, all'interno della raccolta si possono enucleare altri 2 racconti tematicamente connessi. Qui si parla di Unicorni della tradizione dell'Estremo Oriente: una delle 4 bestie sacre insieme a drago, tartaruga e fenice. Un giudice cinese va in giro a portare saggezza e legge, è un uomo giusto e onesto al punto da essere benedetto dall'aiuto di un Unicorno. Un giorno il giudice incontra una bellissima ladra.
My Son Heydari and the Karkadann del 2017: l'altra storia con Unicorni non occidentali, questa volta siamo in medio oriente e gli Unicorni sono mostri sanguinari che uccidono persone ed elefanti per sola bramosia di violenza. Heydari è il figlio di un allevatore di elefanti, trova un karkadann ferito e invece di ucciderlo come avrebbe fatto qualunque persona sana di mente, decide di curarlo, forse con la speranza di domarlo.
The Queen Who Could Not Walk del 2013: in un paese molto lontano la tradizione e la legge impongono a re e regine di scontare la propria posizione di privilegio e potere, assumendo quella di mendicanti sul finire della propria vita.
Trinity Country, CA del 2001: divertente storia urban fantasy con protagonisti una coppia (novellino e veterano) di guardie forestali di un corpo speciale dedicato a combattere il contrabbando e il possesso abusivo di draghi.
The Way It Works Out and All del 2011: l'amicizia tra Peter Beagle e Avram Davidson si trasforma in un viaggio attraverso le 'fogne del mondo', l'Oveneath che dà il titolo alla raccolta, che consentono di raggiungere ogni luogo in pochi passi, ma sono pericolose.
Kaskia del 2010: un laptom unico permette a un uomo triste di parlare con una bellissima aliena, anche lei triste.
Schmendrick Alone del 2017: l'altra storia dedicata a Schmendrick, ovviamente, e il primo dei due racconti originali contenuti nella raccolta. I primi passi del mago fuori dalla porta di Nikos e l'inizio dei suoi viaggi e della sua maledizione.
Great-Grandmother in the Cellar del 2012: storia a tinte horror, decisamente la mia preferita della raccolta, ambientata nel mondo di Innkeeper's Song. Un malvagio stregone trasforma in una bella addormentata la sorella del protagonista, la risveglierà solo quando gli sarà permesso di sposarla. La famiglia si rivolge per protezione alla Great Grandmother del titolo... morta molto tempo prima. Underbridge del 2011: a Seattle, nel quartiere di Freemont c'è una statua chiamata the Freemont Bridge Troll. Cosa se non fosse una statua? Altro racconto inaspettatamente horror.
The Very Nasty Aquarium del 2016: l'altro racconto nuovo creato per questa raccolta. Ancora una volta horror dedicato a una anziana signora e il suo acquario malvagiamente posseduto.
Music, When Soft Voices Die del 2011: horror steampunk. Quattro uomini condividono un'abitazione, cominciano a sentire delle voci: la causa sono gli esperimenti scientifici di uno di loro.
Olfert Dapper's Day del 2016: l'ultimo racconto della raccolta chiude il cerchio ancora una volta parlando di unicorni, questa volta quelli occidentali per noi classici. Un truffatore olandese deve fuggire nel nuovo mondo coloniale, tra indiani mistici e creature magiche.
Non è la migliore delle raccolte di Beagle, ma contiene molti racconti di pregio che sapranno farsi apprezzare non solo dagli estimatori.

Fullmetal Alchemist (live action): certamente è un setting di fantasia, ma dopo aver visto due ore di vari giapponesi biondi con nomi occidentali combattere in ambienti chiaramenti europei, penso che l'industria cinematografica giapponese potrebbe trarre guadagno dall'abbracciare il whitewashing.
I fratelli Elric non sono mai stati orientali.
Vederli orientali è come vedere una Mokoto occidentale.
Uscito su Netflix oggi, l'adattamento dal vivo del celeberrimo Fullmetal Alchemist arrivava con qualche credito web positivo: parole come 'decente' e 'non una merda come al solito', 'si guarda' e altre cose del genere.
Non è vero. Fullmetal Alchemist il film dal vivo è una merda esattamente come al solito.
Diretto da Fumihiko Sori, regista ormai condannato a fare il Miike dei poveri e vivere di trasposizioni.
Ed è interpretato da Ryosuke Yamada, già interprete su schermi grandi e piccoli di personaggi da manga come Kindaichi e Nagisa di Assassination Classroom.
Lascio perdere gli altri attori: c'è qualche volto noto ma soprattutto gente di tv. Unica eccezione è Yo Oizumi nella parte di Shou Tucker.
A questo punto chi conosce la storia si chiederà perché uno dei pochi attori decisamente famosi del film sia relegato a un ruolo così minore, seppur significativo, come quello del genitore modello/creatore di chimere Shou Tucker.
La storia originale del manga è stata fortemente adattata, correttamente e giustamente, per dare al film un senso indipendente dall'essere una mera copia: il risultato è un cesso, ma l'intenzione assolutamente positiva.
Il film presenta, rimescolate un po' a cazzo, tante scene rese celebri dal manga e dal suo più fedele adattamento Brotherhood. Mancano molti personaggi: Scar, giusto per dirne uno. E' un film di due ore e poco più, prova a dare il più possibile ma i tempi e il budget sono limitati.
Ed e Al sono alla ricerca della pietra filosofale, Tucker e Marcoh sono persone d'interesse, Mustang e Hawkeye sono nel gruppo, c'è Winry, ci sono Lust, Gluttony ed Envy. C'è la storia di Tucker così come da originale, Marcoh è solo una comparsata, il Lab 5 è completamente modificato e tutto finisce con Ed e Al in treno.
Sì, avrei potuto metterci uno spoiler ma pensare che il film finisca male o finisca senza un finale aperto è assurdo, quindi per non offendere l'intelligenza, niente spoiler.
Effetti speciali? Ci sono e non sono schifosi, sono meglio dei film direct-to-video tipo Sharknado di una volta, sono peggio delle produzioni originali di Netflix: sono decenti, non una merda come al solito.
Il problema è il film.

Murder on the Orient Express 2017: qualche giorno fa ho visto quasi per caso Dunkirk e mi sono sorpreso di vedervi Kenneth Branagh, felicemente sorpreso. Chissà, mi sono detto, magari sta tornando ad avere una carriera. Era un piccola parte, però. Bam! Nuovo adattamento de Assassinio sull'Orient Express, diretto e interpretato proprio da Kenneth. Il quarto adattamento stando alla wiki.
Enseble!
Kenneth è Poirot, Derek Jacobi e Penelope Cruz e Willem Dafoe e Judi Dench e Michelle Pfeiffer sono alcuni dei passeggeri, Johnny Depp è la vittima.
Spoiler?
Mah. Il film segue circa fedelmente la trama originale del romanzo della Christie del 1934, cambia alcuni personaggi ma il mistero è risolto allo stesso modo.
Gli attori si comportano tutti all'altezza dei rispettivi nomi importanti, la regia è particolarmente efficace e Kenneth dimostra ancora una volta di non essere un regista invisibile ma di volerci mettere del proprio; non proprio tutto del proprio, è impossibile non vedere nell'interpretazione di Poirot fatta da Branagh fortissime influenze dallo Sherlock di Ritchie.
Molte similitudini: la natura più action dell'eroe, la maledizione del vedere tutto e una caratterizzazione con charme e carisma... che è totalmente altra rispetto a quella originale.
Gli unici difetti del film sono da ascrivere al desiderio di Branagh di restare troppo fedele al testo: un mystery dove conosci già l'assassino perde molto del proprio appeal, e anche a non conoscere l'assassino lo sviluppo della trama seguendo ciò che sembrava 'cool' nel 1934 non è assolutamente adatto alla sensibilità contemporanea. Il film risulta prevedibile nelle situazioni e in molti dei dialoghi.
Sarebbe stato molto più divertente mettere questa interpretazione di Poirot al servizio di una trama originale, o solo parzialmente basata su una delle sue avventure classiche.
Sarei comunque entusiasta di saperne un seguito in produzione.
Subito dopo aver scritto la frase qui sopra sono andato a controllare: l'avventura sul Nilo è già in produzione e Branagh sembrerebbe aver dichiarato intenzione di realizzare un cough cough universo condiviso dedicato a Poirot (e, suppongo, gli altri personaggi della Christie).
SPOILER SPOILER SPOILER
Tranne Poirot, il suo amico e, ovviamente, il morto, tutti gli altri sono complici dell'omicidio.