Godzilla - Planet of the Monsters (Gojira - Kaiju Wakusei): uno degli anime più attesi dell'anno. Non esattamente una delusione, neppure entusiasmante: diciamo medio. Medio basso.
Film animato di Godzilla, primo di una trilogia. L'aspetto più significativo è il suo essere 'ufficiale': è una produzione Toho ed è ufficialmente considerato il 32simo film di Godzilla, il primo lungometraggio animato dedicato a Godzilla.
E' animato in CG da Polygon Pictures, quelli di Sidonia e Blame. A questo punto è facile immaginare che abbiano una partnership molto più solida di quanto immaginabile con Netflix: sì, perché anche questo Godzilla fa parte dell'assalto di Netflix al mondo dell'animazione giapponese e la sua esportazione internazionale in contemporanea. Praise Netflix.
Lo staff produttivo è quasi tutto interno a Polygon, non una bella cosa essendo quasi tutte le loro produzioni mediocri. Godzilla avrebbe dovuto essere diverso potendo contare su una sceneggiatura realizzata da uno dei nomi più caldi dell'animazione nipponica, Gen Urobuchi.
Vediamo: Godzilla e altri mostri hanno scacciato l'umanità dal pianeta Terra (in realtà: l'umanità e altre due razze aliene, capitate praticamente per caso). L'umanità sembrerebbe essere ridotta a circa 4000 unità... in effetti, parte della trama assomiglia molto a Seveneves.
20 circa anni dopo, gli umani sopravvissuti a bordo della loro arca spaziale non hanno trovato uno straccio di posto dove atterrare. Decidono di tornare a casa e vedere se per caso la situazione sia migliorata, anche a causa del malcontento serpeggiante sulla nave e di una tattica 'uccidi Godzilla' realizzata da un giovane capitano facinoroso che sobilla gli animi della popolazione.
Tornano sulla Terra. Spazio tempo relativo: sulla Terra sono passati 20.000 anni.
600 uomini abbandonano l'arca e atterrano per mettere in moto il piano anti-Godzilla.
Uhm.
La storia è abbastanza stupida, magari i prossimi due seguiti saranno migliori ma faccio fatica a crederlo. C'è una scena dopo i credits, ancora una volta sembra Seveneves.
L'animazione è un po' un prenderci: Godzilla è bellino, gli ambienti non sono male, ma tutti i personaggi fanno abbastanza cagare e sono visivamente inferiori a Blame, a mio avviso, e persino a Sidonia.
E' strano, lo ammetto, ma direi che sia la produzione peggiore di Polygon.
Il secondo film dovrebbe uscire a Maggio.
SPOILER SPOILER SPOILER
Godzilla viene ucciso, salta fuori che era Godzilla Jr. Godzilla Godzilla salta fuori anche lui, da sottoterra, ed è incazzato come una pantegana, nonché 20.000 anni più grosso e forte rispetto a quello ipotizzato dal giovane capitano.
Nella scena post-credits, salta fuori che non tutta l'umanità rimasta sulla Terra è stata annichilita.

C'era una Volta... Prima di Mazinga e Goldrake (Id, 2016): il blogger e giornalista di videogiochi/fumetti, esperto di manga e animazione giapponese Massimo Nicora, nel 2016 si è autopubblicato un notevole libretto dedicato alla storia del concept di 'robot' nella cultura giapponese precedentemente a Nagai (in realtà è 'precedentemente' per larga parte del libro, ma gli ultimi capitoli offrono una panoramica di altri robot durante il primo Nagai).
La parte iniziale del libro ha un'impronta fortemente saggistica e storica, e prende la questione davvero alla lontana: si parte dalle classiche influenze cinesi sulla formazione della cultura giapponese, passando per i due contatti con l'occidente prima e alla fine del periodo di isolamento.
Si racconta di come dagli orologiai si sia arrivati al karakuri (i tipici burattinai giapponesi conosciuti, quantomeno, da chiunque abbia visto Naruto; se non dai fan di Fujita; di come dai giornalisti e giornali si sia arrivati ai manga.
Il libro racconta, infatti, anche una breve storia del manga a partire dagli anni '30: scendendo anche in esempio più o meno famosi, come Norakuro, il cane soldato che vive nel paese dei cani, il Giappone.
Si passa poi a parlare effettivamente di manga e animazione robotica, ovviamente prima di manga. Atom di Tezuka non è il primo manga dedicato a un robot, nel 1934 esisteva già Tanku Tankuro: una specie non precisata di robot-magico samurai che prende il nome ovviamente dalla parola 'tank'. Allo stesso modo, il primo vero robot gigante non sarebbe Tetsujin 28, ma il Kagaku Senshi, apparo in un'unica vignetta propagandistica come il Guerriero della Scienza che distrugge New York.
La narrazione a questo punto passa velocemente ai tempi di guerra e alla atomica.
Il capitolo più vasto di tutto il libro è dedicato all'Atom di Tezuka del 1952 (non però il primo robot creato da Tezuka, ma certamente il più significativo): Nicora offre una serie di interessanti commenti riguardo la nascita, con Atom, di due tematiche fondamentali dell'animazione giapponese. Nascono i concetti chiave di coscienza e natura dell'umanità in relazione al corpo naturale o meccanico, che sarà fondamentale per Ghost in the Shell, e il concetto di bambini/ragazzini che salvano il mondo governato dagli adulti. In particolare è una rivelazione l'interpretazione di Nicora riguardo questa ricorrente visione delle nuove generazioni come salvatrici, opposte agli adulti che sono stati la causa della guerra e dell'atomica e quindi non potrebbero mai essere visti come eroi, in opposizione a quanto invece in occidente dove tutti gli eroi sono generalmente adulti (nello stesso periodo).
Atom è anche il primo anime televisivo: breve storia della diffusione televisiva in Giappone, con boom negli anni '60 grazie alle Olimpiadi, e breve storia dell'animazione dove i tizi che hanno creato il cartone di Atom hanno anche rivoluzionato le tecniche produttive permettendo la realizzazione di serie animate settimanali, fino a quel momento impossibili in Giappone.
Atom è il primo anime tv, è anche il primo prodotto televisivo giapponese ad arrivare negli USA.
Il capitolo successivo, più breve, è dedicato a Tetsujin 28: storia dei manga e dei cartoni, esordio e analisi dei concetti, anche questi ricorrenti e fondamentali da allora, di gigantismo e dei robot come strumenti neutri capaci di bene o male in base alla volontà umana dei piloti.
C'è un capitolo dedicato ai 'robot dimenticati' dopo Tetsujin, prima di Nagai e si delineano 3 correnti: Atom, primo degli androidi e dei robottini; Tetsujin, primo dei robot giganti alla Nagai; introducendo Eighth Man come il primo degli ibridi cibernetici, i cyborg appunto.
Il penultimo capitolo recupera il concetto appena esposto di cyborg, introduce quello di sentai (gruppo combattente) e analizza in modo esaustivo e approfondito il mitico gruppo di Cyborg 009; c'è spazio poi anche per Astroganga e Doreamon.
Ultimo capitolo dedicato alla Tatsunoko, nello specifico ad analizzare Kyashan e Tekkaman.
Testo eccezionalmente interessante e comprensivo, viziato dall'assenza di una qualche forma di conclusione (che ci sarebbe stata bene) e da alcune digressioni un po' troppo lunghe, gustose ma a volte fuori tema.
L'assenza di una conclusione potrebbe dipendere dall'intenzione, forse allora già presente, di realizzare un secondo volume dedicato a Goldrake.

Land of the Lustrous (Houseki no Kuni): il super sleep hit della scorsa stagione. Quel cartone che, leggendone il soggetto, nessuno avrebbe guardato o dato un'occasione; ma grazie al buzz web, tutti ne hanno guardato un episodio scoprendolo incredibile. 
12 episodi tratti dall'inizio del manga omonimo ancora in corso. La storia segue abbastanza fedelmente l'originale. 
Animazione in CG prodotta dal rinomato studio Orange in collaborazione con i da-poco-citati Graphinica. 
E' il miglior anime in CG mai prodotto. Punto. 
...migliore anime tv in CG mai prodotto. Punto e ripunto. 
La storia è piuttosto complicata e vale la pena scoprirla per conto proprio, ma ne parlerò dopo lo SPOILER. In versione molto semplicistica: tutto si svolge su un'isola dove vivono un monaco buddista (japan style) e un numero imprecisato di belle 'ragazze' che sono gemme viventi e hanno tutte le proprie caratteristiche meccaniche. Tutti vivono felici, salvo che ogni tanto vengono attaccati da mostri chiamati Lunarian che vogliono rapire le gemme e portarle sulla Luna. 
La storia è molto, molto di più. Le caratterizzazioni dei molti personaggi sono eccellenti, lo sviluppo emotivo e caratteriale della protagonista è raro, ci sono molti misteri e linee di dialogo ben scritte e ottimamente recitate. L'animazione è favolosa e la CG è per una volta la scelta assolutamente perfetta per rappresentare visivamente queste gemme animate. 
La serie si chiude con cliffhanger e non ci sono voci riguardo una seconda stagione (rispetto al manga ci sarebbe sufficiente materiale): non è stata un gran successo, colpa del marketing a mio avviso. 
E' realmente un prodotto di più alto spessore, più alta qualità e con personaggi e storia incredibilmente diversi dal solito. 
Non è un prodotto per bambini, per quanto possa sembrarlo, e non c'è fanservice, per quanto possa sembrare incredibile. E' una serie che non sarà probabilmente mai definita seinen ma dovrebbe certamente per i temi e la profondità della sceneggiatura. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Ho letto il manga e sono più avanti con la storia rispetto all'anime, ma mi atterrò a quanto mostrato/suggerito nell'anime. 
Siamo in un mondo post-apocalisse (provocata da meteore). La razza umana è morta ma sopravvive divisa in 3 gruppi che ne rappresentano la carne, le ossa e l'anima. 
Le gemme sono ovviamente le ossa: nascono spontaneamente da una formazione rocciosa, sono immortali ma non indistruttibili (dipende dalla durezza corrispondente), possono essere rimesse insieme dai frammenti, interamente o parzialmente. La perdita definitiva di pezzi può essere sostituita con altri materiale ma causa perdite di memoria. Sembrano femmine ma sono in realtà prive di qualsiasi organo genitale (sopra e sotto per intenderci), in giapponese credono utilizzino pronomi maschili. 
In mare vive un'altra razza che rappresenta la carne. 
I Lunarian sono l'anima. 
Il sensei ha un misterioso rapporto con i Lunarian e lo nasconde alle sue gemme. 
La serie finisce con la nostra protagonista e la decisione di scoprire la verità. 

infodump: partiamo dai giochi compresi nell'abbonamento ps+ di dicembre. Forma.8 è un metroidvania indipendente... due parole che mi fanno venire i brividi come "roguelike indipendente" o "twin stick shooter" o un altro dei trend degli sviluppatori indipendenti. Il protagonista è una palletta fluttuante con gli occhi, il combattimento si basa su mine e lancio delle mine, ci sono dei miseri puzzle fisici. Il design è minimalista. Nope.
Darksiders 2: sono sempre stato incuriosito dalla serie, mai abbastanza da provarla veramente. Non ero in torto. Sarà che è un gioco 'vecchio', sarà che gli action rpg sono immediatamente noiosi dopo pochissimo.
Roba che non avrei dovuto comprare: Wonder Boy the Dragon's Trap. Niente: anche questa volta l'ennesimo tentativo del 2017 di allargare il mio gradimento videoludico a generi diversi non ha funzionato. Remake con grafica bella del classico del 1989, è semplicemente troppo semplice. Torment - Tides of Numenera, lo volevo molto. Setting eccellente, profondità della storia senza paragoni: peccato che sia una palla clamorosa. Il sistema di combattimento è antiquato... quindi mi dovrebbe piacere, ma qui è solo noioso: niente a che vedere con Divinity o Pillars of Eternity. Si può non combattere, ma diventa una specie di infinita avventura testuale e ci si accorge che profondità e qualità non sono sinonimi.
Normalmente non parlo di film qui, ma avevamo cominciato a guardare the Battle of Sexes pensandolo un film sportivo con uno sfondo sociale di femminismo, è invece una storia di lesbiche con a mala pena una scena di tennis qua e là.
The Twilight Pariah di Jeffrey Ford. E' passato parecchio tempo dall'ultima volta che ho mollato un romanzo a metà, quindi mi sono sforzato di arrivare effettivamente a metà. Nope. Vaccata. 2 amichette e 1 amichetto freschi di college vanno a fare uno scavo pseudoarcheologico e disotterrano i resti di... qualcosa (che ricorda un po' ICO). Spacciato per horror, non lo è: è solo stupido.

Storia della Pirateria (Under the Black Flag, 1995): dietro il solito titolo idiota italiano, che sembrerebbe suggerire una cronologia della pirateria dal punto A, nascita del primo pirata, al punto B, morte dell'ultimo pirata, si nasconde un bel saggio inteso invece a raccontare la pirateria come fenomeno culturale, e a mostrare le differenze tra la rappresentazione popolare della pirateria e la pirateria vera e propria.
L'autore è David Cordingly, studioso di storia marinara e per 12 anni uno dei capi del museo di storia marittima di Londra.
Nel 1992, Cordingly organizzò una mostra di grande successo sul tema della pirateria: Random House lo avvicinò per tirarne fuori un libro, pubblicato pochi anni dopo.
Gli argomenti dei capitoli non sono nettamente separati, lo stesso tema o personaggio può tornare più volte in capitoli diversi: da un lato ciò rende lo sviluppo del discorso più fluido e interessante, dall'altro rende più difficile enucleare e individuare le informazioni più interessanti per il lettore.
...per la cronaca: come spesso succede, ho comprato questo libro in un periodo di vago interesse verso la pirateria, ho finito per leggerlo molto tempo dopo il passaggio di questo interesse.
Capitolo per capitolo: si parte dall'analisi dell'aspetto fisico, compreso abbigliamento, medio del pirata. Gambe di legno e pappagalli: si parla di Stevenson, di Byron e ovviamente di Barrie, i 3 autori che hanno più di ogni altro reso popolare il soggetto.
Si passa a parlare di Francis Drake, poi di Henry Morgan; poi di donne pirate e donne di pirati.
La vita in mare e le navi pirata come primo esempio di democrazia (il capitano veniva eletto, il capitano poteva essere defenestrato per volere dell'equipaggio) opposto alla gerarchia reale della marina tradizionale. In questo capitolo si parla anche di tecniche di navigazione e omosessualità a bordo delle navi.
Un capitolo sul comportamento medio dei pirati e le modalità dei loro attacchi: pirati solitari e flotte di pirati.
Un capitolo sullo stato di violenza a bordo delle navi pirate e sulle violenze commesse dai pirati (atroci).
Si parla di nascondigli di pirati e aree d'azione dei pirati; poi di film sui pirati (più volte qua e là vengono analizzati film fino agli anni '50); un capitolo sul capitano Kidd e il suo tesoro nascosto, One Piece; un capitolo sui cacciatori di pirati e la morte di Barbanera e il pirata Roberts; un capitolo sui processi ed esecuzioni dei pirati.
Alla fine ci sono varie appendici cronologiche sui processi, dispiegamento di navi, glossario di termini marinareschi.
Il libro affronta la differenza tra pirati, corsari e bucanieri; spiega come il periodo d'oro del fenomeno sia andato dalla metà del 1600 fino agli anni '20 del secolo successivo; si concentra soprattutto sui pirati occidentali ma ci sono passaggi dedicati ai pirati dell'estremo oriente.
Si legge bene ed è scritto in modo interessante con poche ma puntuali citazioni da testi classici, molti aneddoti e racconti di eventi specifici. E' assolutamente in grado di corrispondere un passeggero interesse sul tema, e anche uno più approfondito.

The Fifth Ward - First Watch (Id, 2017): non è esattamente un esordio, ma è la prima pubblicazione per un editore importante. L'autore si chiama Dave Lucas, l'editore è Orbit e questo primo romanzo è già parte di un contratto per una serie: il secondo già programmato per la prossima estate.
Orbit, uscita estiva: non proprio young adult ma molto vicini.
Penso prenderò anche il secondo, non sarà in cima alla mia lista.
E' un poliziesco d'ambientazione fantasy classica.
La storia si ambienta in una classica grande città da D&D, chiamatela Waterdeep o Neverwinter o come vi pare: la città è casa per praticamente ogni razza fantasy classica, dagli orchi ai nani, elfi e umani e probabilmente altra roba. E' divisa in 5 distretti. L'ordine e la sicurezza di ogni distretto è gestito da uno specifico Prefetto al cui comando si muovono coppie di 'poliziotti' che vanno in pattugliamento, risolvono conflitti e crimini vari.
...ovviamente i protagonisti di questa serie sono quelli del Quinto Distretto.
First Watch non offre molto in termini di wordlbuilding e originalità del soggetto: un giovane umano appena entrato a far parte della 'polizia' viene affiancato a un nano veterano, la loro prima indagine riguarderà l'omicidio del precedente partner del nano.
Il gimmick poliziesco del libro è sviluppato in modo divertente e simpatico: i poliziotti si muovono in coppie, hanno un equipaggiamento standard, possono essere onesti o corrotti o mezza via, hanno una centrale e vari npc di supporto da cui comprare armi, depositare multe e robe del genere.
Il Prefetto è il Commissario.
La caratterizzazione dei personaggi è standard: gli elfi sono spocchiosi, i nani sono minatori, etc etc.
La città attrae i diversi dallo standard, ma anche in questo sono standard: il nostro protagonista è il figlio di un nobilastro e cerca una vita con qualche significato, il nano ha abbandonato le miniere anche lui alla ricerca di una nuova vita.
La città è piena di vizi e crimini, ma non è Gotham, e tutti la amano e vogliono difenderne lo status quo.
Si legge bene e velocemente, ci sono diverse scene d'azione ben descritte, i dialoghi non sono il massimo e varrebbe la pena tentare di aggiungervi un po' di comicità. Letteratura d'appendice o da treno, scaccia noia.
Penso quasi sicuramente di prendere il secondo.

Devilman - Crybaby: nuovo adattamento animato in 10 episodi dell'originale manga di Devilman e, non vorrei sbagliarmi, credo sia la prima volta che il manga di Devilman venga adattato completamente. I famosi due OAV di fine anni '80 si concludevano con lo scontro con Siren, poi c'è stato l'anime tratto da Amon.
In questo nuovo adattamento c'è tutto: da Akira trasformato in Devilman, fino allo scontro con Satana.
Questa serie è distribuita in esclusiva da Netflix ed è il loro migliore contributo finora all'industria dell'animazione giapponese.
Il titolo: 'crybaby' perché il cuore umano di Akira, pre e post trasformazione, è simboleggiato da un livello di empatia super che lo porta a piangere in presenza di persone tristi. Praticamente è come il Ghost Rider quando si trasformava dopo aver annusato sangue innocente.
La serie è.... VIETATA AI MINORI DI 18 ANNI.
E' il primo prodotto vm18 realizzato da Netflix? Sicuramente è il primo cartone.
Questa scelta consente alla serie di affrontare completamente il classico e originale immaginario di Devilman: diavoli che prendono possesso di umani attraverso orgie di sesso e violenza.
Ergo, c'è molto sesso e molta violenza. Sfortunatamente, la scelta estetica adottata dalla produzione rende il tutto abbastanza inutile: Devilman Crybaby è un cartone per adulti cool e underground, di conseguenza è disegnata cool e underground (ipercinetico e male), è infestato da una colonna sonora a base di rap sociale giapponese, è scandito da continue manifestazioni di social network.
Lo stile visivo ha i suoi momenti buoni, ma generalmente sembra una scusa di budget: facciamolo figo ma disegnato male, così risparmiamo ma sembra sia una scelta espressiva.
La storia è molto fedele e ci sono tutte le scene chiave del manga, ma il contesto è aggiornato ai giorni nostri. Tanto per fare un esempio: Miki è una star del social che alterna carriera sportiva e da modella.
Non riassumerò lo storia, la do per scontata: ci sono alcune variazioni ulteriori rispetto all'originale, alcuni personaggi aggiunti, altri modificati, altri ancora solo mostrati per un attimo. Il manga e il suo spirito ci sono comunque tutti: compresa la critica sociale che, a dirla tutta, era probabilmente molto limitata nella realtà delle intenzioni del Nagai anni '70.
Solita tragedia generazionale, distacco tra società degli adulti e dei giovani, insoddisfazione etc etc.
L'animazione è realizzata da Science SARU: mai sentiti, mai sentite le precedenti produzioni.
La regia è di uno di cui ho probabilmente solo visto apprezzando Kemonozume, le altre sue regie comprendono tutti cartoni assimilabili allo stile di questo Devilman.
E' un buon prodotto ma, date le premesse, avrei preferito animazione di qualità classica.