Outriders (Id, 2016): primo libro in una nuova trilogia di military scifi per Jay Posey, esperto sceneggiatore di videogiochi Ubisoft su licenza Tom Clancy. Il setting del romanzo è decisamente più futuristico rispetto a Ghost Recon o Rainbow Six, ma l'esperienza nel descrivere credibili azioni militari, utilizzare il gergo e rappresentare le dinamiche tra commilitoni è evidente.
Outriders ha un aspetto molto preciso e chiaro: è una storia alla Jonathan Maberry, ricorda moltissimo il suo Joe Ledger, in un'ambientazione alla The Expanse.
Protagonista della storia è un Capitano dell'esercito americano che viene selezionato per guidare una super squadra super segreta in un contesto di ostilità crescente tra la Terra e Marte. I nemici sono terroristi organizzati.
Non ci sono gli alieni, ma il setting è del tutto assimilabile a quello di The Expanse; il protagonista è meno drammatico rispetto a Joe Ledger ma il tipo di azioni, dinamiche e andamento della storia sono piuttosto simili.
C'è anche una punta di Altered Carbon.
Uhm... il libro comincia con il protagonista selezionato per il team di cui sopra, la storia lo vedrà impegnato a tentare di sventare un piano inteso ad aprire ostilità di guerra vere e proprie tra Terra e Marte.
Non c'è molto altro da aggiungere: molto militare, flotte spaziali, un po' di politica e attriti tra diverse organizzazioni militari, lealtà e onestà tra i soldati, bla bla.
Divertente ma dimenticabile. Troppo derivativo.
SPOILER SPOILER SPOILER
Gli eroi vincono ma essendo il primo in una serie ci sono molti fili lasciati in sospeso e la vittoria ha tutti i sapori del non definitivo. I cattivi sono guidati da una Donna misteriosa che alla fine del libro sembrerebbe suicidarsi... si suicida proprio, in effetti, ma uno dei gimmick della serie è l'esistenza di una tecnologia di backup molto costosa e molto esclusiva (tipo Altered Carbon ma più difficile) utilizzabile per riportare in vita alcuni soldati importanti. Dovrebbe essere esclusiva dei buoni, ma ritengo probabile che la Donna si sia uccisa sapendo di poter risorgere.

Batman Ninja: la Warner dovrebbe smettere di fare film dal vivo con i personaggi DC Comics e dedicarsi esclusivamente alla produzione di cartoni animati. Batman Ninja è un capolavoro.
E' eccessivo, delirante, assurdo, fantastico e incredibile. E' il miglior film d'animazione mai prodotto da Warner/DC Entertainment, è un film d'animazione eccezionale e fuori di testa e assolutamente straordinario.
E' certamente il miglior film di Batman di sempre. Animato o dal vivo.
E' letteralmente folle e pazzesco.
Ufficialmente co-produzione USA-JP, il film è in realtà interamente prodotto dai giapponesi di Kamikaze Douga, studio d'animazione praticamente ignoto ma recentemente salito agli onori della cronaca perché autore di Pop Team Epic.
C'è un filo conduttore.
Ho visto il film in lingua inglese, lo cercherò in giapponese.
Regia di uno sconosciuto, ma segnamoci il nome: Junpei Mizusaki.
La geniale sceneggiatura è di Kazuki Nakashima di Studio Trigger (Gurren Lagann e Kill la Kill).
Il filo conduttore prosegue.
Il character design è di Takashi Okazaki, quello di Afro Samurai.
Bam! Filo conduttore a palla.
Gli artisti giapponesi coinvolti in questa produzione sono tutti accomunati dall'aver lavorato in produzioni caratterizzate dall'essere tanto profondamente giapponesi quanto magnificamente internazionali per l'impressionante mole di ibridazioni e riferimenti pop e citazioni e influenze.
Batman Ninja è un Ready Player One Batman.
E' qualcosa di talmente unico e imprevedibile che solo guardarlo può darne corretta rappresentazione.
Non possiedo un blu-ray, sono fermamente convinto che il supporto rigido sia morto: sono quasi già sicuro che acquisterò il blu-ray di Batman Ninja.
Allora, dunque: Batman è a Gotham combattendo contro Gorilla Grood.
NOTA: a livello di continuity, questa storia di Batman è chiaramente collocabile nell'Universo DC pre-52. E' l'unico motivo di depressione del film: ci ricorda quanto fosse amato e magico l'Universo DC prima del casino 52, quanto è stato perso in questi anni e quanto tardi e insoddisfacenti per i vecchi fan siano i tentativi di recuperarlo. Ciò detto, devo confessare finalmente di star leggendo il Batman di Tom King. Non ho saputo resistere.
Dicevamo... Batman a Gotham contro Grood. Grood stava costruendo una macchina del tempo, il combattimento provoca un errore di sistema, tutti si ritrovano nel Giappone sengoku.
Quando dico tutti e quando dico pre-52, intendo: Batman, Catwoman, Nightwing, Red Robin, Robin, Red Hood e Alfred. Joker, Harley Quinn, Two-Face, Penguin, Poison Ivy, Deathstroke, Bane e ovviamente Grood.
Motivi utilitaristici (continuity e conoscenza delle identità segrete) fanno sì che tutti i personaggi si chiamino esclusivamente per nomi di battaglia, tranne Bruce, Selina e Alfred.
...per le solite menate dei viaggi del tempo, Batman arriva qualche anno dopo rispetto agli altri.
I villain si sono tutti organizzati e hanno preso il controllo di vari stati giapponesi diventando daimyo, con il Joker più avanti degli altri nella conquista del Giappone.
Batman e i suoi lotteranno per riportare la Storia alla normalità e tornare a Gotham.
Semplice e pulito.
Concettualmente parlando, il film è diviso nettamente in due parti: nella prima c'è American Batman in Giappone, tutto batmobile e batgadget e tecnologia; nella seconda parte c'è Sengoku Batman... tutto katana, ninjutsu e Giappone samurai duro e puro.
L'aspetto più brillante e affascinante e magnificamente riuscito della sceneggiatura, è la capacità tipicamente Giapponese di prendersi terribilmente sul serio e allo stesso tempo essere perfettamente consci della propria ridicolaggine. Batman Ninja è un tripudio di stereotipi giapponesi persino demenziali nella loro rappresentazione completamente seria: non è realmente meta-narrativo ma è certamente una strizzata d'occhio allo spettatore il modo in cui vengono inseriti nel film, densi di badassery e fattori cool, allo stesso tempo squisitamente fuori posto, demenziali e surreali.
In Batman Ninja ci sono i robot giganti, c'è una canzone che praticamente ripete 'gattai' una dozzina di volte senza altro testo; c'è Batman con diversi costumi e ogni costume viene introdotto da una sovrimpressione e una posa da action figure.
Batman Ninja è il film di Batman che avrebbe potuto scrivere Grant Morrison dei tempi d'oro di Batman Inc. C'è quel tipo di rappresentazione culturale, quel tipo di intelligenza realmente smart e quella capacità singolare di essere al contempo drammatici e carnevaleschi.
La sceneggiatura di Batman Ninja è una messa in scena acuta e fantasiosa del modo in cui i giapponesi sanno che gli occidentali vedono il Giappone, allo stesso tempo l'orgogliosa trasformazione in giapponese di un personaggio Batman che decide coscientemente di interpretare un ruolo e assecondare le leggi dello spazio e del tempo in cui si è trovato.
Tecnicamente è animato molto bene: cg pesantemente contornata, fluidità da alto frame rate, molti dettagli e attenzione ai particolari, appena appena una punta parodistica e caricaturale.
Il doppiaggio inglese è in pari con gli elevati standard delle altre produzioni animate Warner.
Ufficialmente non è parte della linea dei DC Universe Animated Original Movies, probabilmente perché prodotta (in senso lato e non solo fattualmente) all'estero.
Batman Ninja tocca tutte le corde giuste e sembra fatto apposta per me, quindi non mi pento di ricordarlo un'ultima volta come la migliore cosa-Batman mai fatta oltre i fumetti... meglio di Batman the Animated Series? No, ma decisamente e sicuramente allo stesso livello.

Logan Lucky: è il primo film diretto da Soderbergh dopo un ritiro di quasi ben 4 anni. Nel senso: il famoso regista aveva dichiarato di voler smettere di lavorare, di essersi ritirato, ed è riuscito a non farlo per quasi 4 anni. Solo dal lavoro di regista, ha continuato allegramente a produrre cose di altri.
Questo è un bel film con una bella sceneggiatura, bella regia e bravi attori.
E' anche un film assolutamente non originale, già visto in ogni sua minima parte: è una delle storie più banali di sempre.
Sud degli USA rurale e depresso, culturalmente ritardato. Una famiglia di redneck da anni vittima di botte di sfiga infinita (la famiglia si chiama Logan, da qui il sarcastico titolo del film) decide di commettere una rapina ai danni del vicino/famoso autodromo Nascar.
Il tono è tendenzialmente comico, senza essere demenziale: in tutti i modi più positivi ricorda una sceneggiatura dei Cohen. Veramente in tutti i modi più positivi, ed è per questo che Logan Lucky ha meritate recensioni positive, ed è effettivamente un film molto divertente e piacevole da guardare.
Protagonista è l'attore feticcio di Soderbergh, Channing Tatum. Ex-star del football, sembrava quello capace di andarsene dal posto di merda e avere successo: incidente di qualche tipo, carriera stroncata, costretto a lavorare in miniera.
Fratello di Tatum, Adam Driver: ex-veterano dell'Iraq senza un braccio, barista in un bar di merda.
Daniel Craig è l'amico esperto di esplosivi e rapine in banca.
Ci sono poi altri attori, Seth MacFarlane, Katie Holmes e Hilary Swank, giusto per citare i più riconoscibili, ma il cuore del film è composto da Duke dei GI Joe, Kylo Ren e 007.
Bravi attori, dialoghi brillanti e una classica, complessa messa in scena di furto. Qualche situazione surreale nel mezzo, qualche battuta e momento tragicomico.
E' davvero un bel film e Soderbergh è stato un vero patron delle arti a dirigerlo e distribuirlo.
La sceneggiatura, forse, insiste un po' troppo sull'orgoglio e l'onestà di fondo delle persone del sud, ma serve a dare carattere al film.
SPOILER SPOILER SPOILER
Alla fine vincono, la rapina va a buon fine.
Nell'ultimissima scena, l'agente FBI rimorchia Kylo Ren ma il film finisce senza spiegare se sia per piacere o per vendetta.

Atlas Obscura (Id, 2016): le dimensioni sono un po' più ridotte ma stiamo parlando di un libro da coffee table.
Inaspettatamente tradotto in italiano l'anno scorso, questo volume raccoglie una selezione di contenuti dall'omonimo sito online lanciato nel 2009.
L'ho comprato qualche mese fa quando mi sono intrippato con la geografia, insieme a Le 10 Mappe che Spiegano il Mondo.
Questo è un prodotto completamente diverso: se avete presente il sito, non ho molto da spiegare.
Atlas Obscura è una raccolta di posti geografici strani, buffi, segreti o semplicemente diversamente interessanti rispetto alle normali mete turistiche: musei del pene, ossari, navi affondate visitabili, sentieri a strapiombo, rocce giganti dalle forme strane, città abbandonate, monumenti sovietici ridicoli... tutta roba del genere.
Ora, come molti libri di questo tipo, non è che si possa leggere dall'inizio alla fine in modo sensato e interessato. E' una specie di guida geografica/enciclopedia: state per andare in questo posto? Vivete in questo altro posto? Cercatelo sul volume e troverete posti visitabili particolari che potreste trovare interessanti: meraviglie naturali piuttosto che eccentricità culturali.
Il volume è ben tradotto, ottimamente stampato e a un prezzo assolutamente ragionevole.
Un ottimo regalo per il viaggiatore appassionato, un ottimo volume da tenere in casa per lo shut in impenitente.

A Hero Born - Legends of the Condor Heroes (射鵰英雄傳, 1957): quanto avrei voluto apprezzare, persino amare questo libro. Sfortunatamente l'idea del libro si è rivelata decisamente superiore alla realtà.
Questo volume è la prima traduzione inglese ufficiale del libro più diffuso in Cina (di uno scrittore ancora in vita). L'opera di traduzione è di Anna Holmwood, famosa traduttrice di testi cinesi, mentre la ricca operazione di marketing per la vendita in occidente è tutta farina del sacco di Amazon. 
Amazon vende questo romanzo come il 'signore degli anelli cinese'. 
Il testo originale è così complesso da non poter fare a meno di considerare la Holmwood una sorta di co-autrice per noi.
Cos'è?
Ah, è un sogno. No, davvero. E' il romanzo originale, primo in una serie di 12 divisi in 4 trilogie, dal quale sono stati tratti una serie infinita di wuxia cinematografici e televisivi, manhua, altri libri, cartoni animati e altro. E' il prodotto d'intrattenimento più influente nella cultura cinese. 
E' un romanzo di arti marziali che potrebbe tranquillamente essere definito fantasy, ma non per la presenza di mostri o creature mitiche, solo per il livello delle arti marziali. Immortalità, volo, poteri di vario genere. 
La storia complessiva è generazionale a partire dalla fine dell'impero Song nel circa 1200 cinese, svolgendosi per un secoletto e forse qualcosa di più nel corso dei libri successivi. 
Inizialmente pubblicato a puntate su un quotidiano, è l'esatto corrispondente cinese della nostra letteratura d'appendice (per questo motivo, nel corso del testo, spesso si trovano buffi riassunti di fatti accaduti poche pagine prima).
L'adattamento cinematografico più famoso è certamente Ashes of Time di Wong Kar-wai, che però non è una diretta trasposizione di questo romanzo... e ovviamente The Eagle Shooting Heroes. 
Personalmente, anche questo non un adattamento del primo ma del terzo romanzo, il dvd di Le Sette Spade della Vendetta (Kung Fu Cult Master) l'ho consumato per quante volte l'ho visto.
Questo primo libro è un lungo prologo: i personaggi principali della prima trilogia entrano in scena praticamente a metà, e tutta la prima parte del libro è dedicata al racconto di come siano stati concepiti, sotto quali circostanze e con quali conseguenze all'interno del mondo della arti marziali. 
La Cina di allora era un paese debole con un imperatore fantoccio e burocrazia malvagia, costantemente minacciato a nord dal più potente ed emergente impero 'mongolo' (diciamo così, uno dei personaggi è il futuro grande Khan). 
In questo contesto artisti marziali patrioti combattono per difendere l'onore e la patria. 
Questi patrioti sono spesso combattuti internamente dai corrotti burocrati cinesi in combutta con i mongoli. 
...sto molto semplificando. 
Due di questi patrioti vengono uccisi lasciando due vedove incinte... per una serie di motivi un po' scemi, alcuni maestri di arti marziali si sfidano con una super scommessa. Un gruppo alleverà il figlio di uno dei patrioti, l'altro gruppo alleverà l'altro. Quando i due avranno compiuto 18 anni si sfideranno a duello così decidendo quale dei due gruppi sia migliore e dominante nel mondo delle arti marziali. 
...sto super molto semplificando. 
Questo primo libro finisce, mi rifiuto di considerarlo spoiler essendo il primo in una serie di 12, con i due protagonisti (in realtà è 1 protagonista e un protagonista per assenza) che si dirigono/incontrano per l'imminente duello. Me lo sono già dimenticato, credo che il libro si interrompa un paio di giorni prima della data prefissata. 
Ci sono decine e decine di personaggi. Ci sono descrizioni di combattimenti marziali che sono all'origine di una ricchissima tradizione cine-televisiva a HK e in Cina, che tutti abbiamo visto e sono composti da super mosse, tecniche segrete e fisica violata. 
La caratterizzazione dei personaggi è spesso stupida, imbarazzante e totalmente antiquata. 
Questo è seriamente il problema centrale: quando alla fine degli anni '80, inizio '90 ci trovavamo a guardare Duello al Tempio Maledetto, piuttosto che The Blade o il succitato Sette Spade della Vendetta, il fatto che i protagonisti fossero scemi, parlassero in modo assurdo e in generale si comportassero come idioti non suscitava particolare scalpore, anzi era uno dei motivi di divertimento delle storie... perché sostanzialmente le abbiamo sempre viste come parodie, non tutte ma certamente molte. 
Non è Hero, non è Crouching Tiger Hidden Dragon. 
Questa è una storia di 61 anni fa realizzata per consumazione ultra popolare, i personaggi sono stereotipi folk per l'apprezzamento dal basso, ridicoli e giganteschi nelle loro emozioni e lotte.
Non è molto diverso da noi: la letteratura d'avventura per anni è stato un prodotto da consumarmi al chilo, senza velleità artistiche, perfettamente assimilabile agli harmony (salvo casi notevoli, bla bla); qui è uguale e non voglio dire che sia disprezzabile, ma certamente non è il tipo di narrazione matura e consapevole capace di attrarre e soddisfare il suo target. 
Sì, perché questo sarebbe un romanzo davvero come lo Hobbit da far leggere ai ragazzini a scuola; però è un prodotto assolutamente di nicchia che sarà acquistato solo o per lo più da... persone come me.
Non credo che 'il signore degli anelli cinese' possa essere davvero la linea di marketing capace di far apprezzare questo romanzo al grande pubblico, soprattutto non credo che dopo aver provato a leggerlo il grande pubblico possa essere interessato all'acquisto del secondo. 
Comprerò sicuramente anche il secondo e tutti i successivi, ma lo farò soprattutto per supportare l'iniziativa: sia mai che possano arrivare in inglese anche i testi più moderni del genere. 
A Hero Born è un prodotto straordinariamente di nicchia: non molto divertente, abbastanza noioso, faticoso da leggere e comprendere. 
E' una pietra miliare della cultura dell'intrattenimento asiatico.

Quaderni Giapponesi: Igort definisce questi suoi volumi 'comic memoir'. Normalmente non lo leggo, un po' perché non leggo più fumetti in genere, un po' perché non leggo più fumetti italiani da ancora prima, però mi è stato regalato e quindi mi sono permesso.
Che cos'è?
Mah. Una graphic novel sarebbe la risposta più semplice, ma la definizione italiana di romanzo illustrato con il suo significato decisamente diverso risulterebbe più calzante: è più vicino alla light novel che al fumetto vero e proprio.
Racconto autobiografico di Igort: viaggio in Giappone, cultura e spirito giapponesi, comprensione del manga, amicizia e dedica a Jiro Taniguchi. La struttura alterna pagine con solo disegni senza testo, illustrazioni non narrative, a disegni narrativi con didascalie, a pagine solo di testo.
Non sono un granché a riconoscere le tecniche ma direi che più o meno tutti i disegni siano acquarellati, ci sono anche foto in bianco e nero, e a colori.
Il volume si legge molto in fretta, ci sono riflessioni personali, un po' di filosofia spiccia e indagini emotive.
Pretenzioso, relativamente onesto considerando il personaggio.
Ebbi modo di conoscerlo e incontrarlo successivamente qualche altra volta, anni e anni fa quando lavoravo nel settore.
Gli artisti di successo che si considerano artisti di successo hanno il loro fascino, ma infastidiscono anche, specialmente gretti materialisti come il sottoscritto.
Non è certamente il libro che avrei comprato, non sono certamente il target di riferimento: è un volume piacevole da guardare, meno da leggere. Arricchirà sicuramente la collezione dei 'viaggi in Giappone': ne ho tanti pure io, questo non sfigurerà di certo.

Hostiles: finita la sua interpretazione di Batman, la carriera di Christian Bale ha assunto una svolta ambigua. Ci sono stati un paio di film d'alto profilo ma scarso successo: da American Hustle a the Big Short, passando per Exodus; ci sono adesso due film indipendenti consecutivi: film di scarsissimo successo commerciale, generalmente apprezzati dalla critica, distribuzione cinematografica limitata. Non sono i film indipendenti dove vanno a finire attori come Bruce Willis o Gerard Buttler a fine carriera, sono veri film indipendenti diversamente d'alto profilo con partecipazioni importanti ma consapevolmente in perdita dal primo giorno di produzione. Sono propenso a credere in una svolta volontaria dopo troppi blockbuster, una scelta creativa per tornare a imporsi come attore drammatico artistico, piuttosto che un rifiuto di casting da parte dei grandi studios.
Si vedrà.
In ogni caso, l'occasione di questo Hostiles è stata propizia per farmi scoprire l'esistenza di altri due film passati inosservati con Christian Bale. Li vedremo nei prossimi giorni (The Promise e Out of the Furnace).
Out of the Furnace è particolarmente interessante perché realizzato dalla stessa collaborazione che ha condotto questo Hostiles: Christian Bale come interprete principale, il regista/scrittore Scott Cooper al timone.
Scott Cooper è il regista impegnato di due film di successo, uno meritatissimo 'Crazy Heart' con Bridges, uno merdoso 'Black Mass' con Depp. Più i due con Bale. E' un regista da tenere in considerazione: grande qualità artistica ed evidente mancanza di supporto a livello di marketing, soft spot per il critico cinematografico.
Hostiles è un film western, che è il motivo per cui l'ho scoperto e visto.
Ambientazione crepuscolare alla fine del 1800. Christian Bale è un capitano dell'esercito americano, veterano delle guerre indiane: un uomo divorato dall'odio ma assolutamente razionale e senza un briciolo di razzismo, il suo odio deriva puramente dalle perdite e i 'crimini di guerra' commessi dall'altra parte (gli indiani), e dalla colpa e il disgusto verso se stessi per le stesse azioni commesse da lui e dalla sua parte.
Tutta la sua squadra, i due sopravvissuti insieme a lui alle mille battaglie, sono ugualmente ma diversamente soggetti allo stesso divorante odio rivolto tanto contro se stessi quanto contro i selvaggi.
La guerra però è finita, la frontiera sta morendo e il governo USA vuole civilizzarsi e civilizzare, lasciarsi alle spalle la violenza e aprire un nuovo capitolo... non per bontà o illuminazione, ma per corrispondere alla volontà dell'opinione pubblica rappresentata con fenomenologie simili a quelle da Vietnam.
...il giornalista americano disgustato dai crimini commessi dall'esercito contro i poveri nativi, la ricca donna bianca che si batte per il riconoscimento dei diritti.
In questo contesto, al veterano odiatore di indiani prossimo alla pensione Christian Bale viene affidata un'ultima missione: accompagnare/scortare uno degli ultimi capi indiani, morente di cancro, rilasciato di prigione come segno di buona volontà, dal Nuovo Messico al Montana perché possa trascorrere i suoi restanti giorni nella terra natale.
E' una mossa politica dall'alto, dal presidente, che se ne fotte dei sentimenti di tutti i coinvolti.
Bale inizialmente rifiuta, ma viene costretto dietro minaccia di perdere la pensione etc etc.
Il viaggio comincia.
Narrativamente, Hostiles risulta slegato: sembra un videogioco open world con punti di interesse e fast travel tra una location e l'altra. Non è un difetto ma una scelta volontaria.
Hostiles non è the Ravenant.
Volendo trovare due paragoni, Hostiles si colloca a metà tra l'Assassinio di Jesse James e Bone Tomahawk.
Lo spazio fisico di Hostiles è una metafora di quello psicologico. Si comincia dall'arido New Messico con tutti i protagonisti disumanizzati da decenni di battaglie e migliaia di morti subite o commesse, si finisce nel ricco e rigoglioso Montana. Tutti i personaggi coinvolti, costretti a vivere gli uni accanto agli altri resistendo insieme ai pericoli che punteggiano la strada, subiranno un uguale rinascita 'spirituale' ed emotiva, dal deserto della disperazione e dell'alienazione per sopravvivere alla guerra, alla lussureggiante vegetazione del risveglio e riscoperta delle emozioni soppresse.
C'è un grosso caveat: queste nuove emozioni sono quasi sempre negative. Hostiles non è un film felice o hippie. La presa di coscienza di questi sentimenti repressi sfocia in quasi tutti i personaggi in un ribaltamento dell'odio dai nemici verso se stessi... con tutte le conseguenze del caso.
Qui entra in scena Bone Tomahawk. Gli americani che governano da est pensano che la frontiera sia domata, i nostri protagonisti attraverseranno invece, nel corso di tutto il film, un sentiero di violenza senza senso, vendette e cattiveria brutale.
La violenza di Hostiles è meno grafica e surreale, ma, come in Bone Tomahawk, non ci sono eroi e tutte le parti coinvolte mostrano solo violenza dall'inizio alla fine. Non è un crescendo inverosimile o artificiale, il livello di violenza è ugualmente disturbante dal primo minuto all'ultimo.
Rosamund Pike è la moglie di frontiera sopravvissuta all'omicidio non necessario di marito e tre figli, Wes Studi è il capo indiano che ha ammazzato un quantità di bianchi ma nel tramonto della vita ha scoperto una certa saggezza, Ben Foster (in una curiosa riproposta della collaborazione dal remake di Yuma) è il soldato accecato dall'odio che continua a uccidere senza motivo, Rory Cochrane è il soldato aspirante suicida che vuole perdono ed espiazione, Adam Beach è l'umile e umiliato figlio del capo abituato solo alle catene. Nel mezzo c'è pure Stephen Lang ma è una particina all'inizio.
Il cast è spettacolare e le interpretazioni avrebbero meritato premi a destra e sinistra, la Pike ha riscosso il maggiore successo ma è Christian Bale ad avermi più colpito: il tormento e la rabbia contenuta trasmesse dal suo sguardo e postura sono assolutamente convincenti e straordinariamente d'impatto.
Hostiles non offre niente di nuovo: i film western sono spesso motivo e terreno fertile per esplorazioni caratteriali di uomini in un contesto di violenza continua e inaspettata, diversa dalla guerra convenzionale dove la violenza è prevedibile ma straordinaria perché in un periodo di deviazione dalla normalità. Nella frontiera, la violenza è la normalità e i suoi protagonisti sono vittime o carnefici, ma sempre inizialmente involontari: non si sono arruolati, sono nati nella violenza.
In questo senso, Hostiles si limita ad aggiungersi a un filone, ma lo fa con eccellenza rara.
SPOILER SPOILER SPOILER
Muoiono tutti.
...non tutti tutti. Fino all'ultimo secondo sembra stiano per morire davvero tutti nel più classico dei massacri finali hongkonghesi, invece la storia decide di lasciar sopravvivere i protagonisti Bale e Pike, e il bambino indiano.
Inaspettato finale felice? No, perché nell'epilogo la storia decide di farci vedere un Bale incapace di dimenticare e lasciar andare la sofferenza, rifiutare di andare via con la Pike e il bambino, famiglia pronta per l'uso.
Attesa ultima mazzata e finale pessimista?
No, perché nell'epilogo dell'epilogo la storia decide di farci vedere un titubante Bale decidere all'ultimo di voler provare a inseguire una nuova vita. Il film finisce con Bale che all'ultimissimo istante salta sul treno sul quale stanno partendo la Pike e il bambino.