The Jennifer Morgue (Id, 2006): circa sei anni fa (!) lessi il primo dei libri del ciclo 'The Laudry' di Charles Stross, piacendomi e decidendo di prenderne i seguiti quanto prima... uhm, ecco.
Questo è il secondo libro nella serie e, come il primo, è una raccolta contenente il romanzo breve del titolo, un racconto lungo 'Pimpf' e un saggio semi-serio sullo spionaggio e James Bond.
Il pezzo forte riprende le sorti di Bob Howard e dei suoi colleghi dall'Agenzia Segreta inglese adibita a combattere le minacce sovrannaturali... molto prima che ciò diventasse lo standard contemporaneo, e con una qualità di scrittura e struttura decisamente aldisopra dello standard contemporaneo: Charles Stross non ha bisogno di presentazioni in questo senso.
Quanto passerà prima che legga il terzo libro? Mah.
The Jennifer Morgue è un bel romanzo con alcune idee brillanti ma è anche eccezionalmente didascalico: Stross pesta moltissimo sul world bulding e la storia segreta del mondo, dedicando decine di pagine di fila a lunghe esposizioni più o meno interessanti.
Sono gli anni di Planetary, Ellis e Morrison, di Fringe: quel tipo di concetti erano all'apice della fama, adottati e pubblicati anche dai media più popolari.
Nella storia centrale, Bob è invischiato in una vicenda che sembra tratta da un romanzo di Ian Fleming... questa info è una delle prime rintracciabili con la più semplici delle ricerche online: ciò che non viene detto è l'approccio sistemico messo insieme da Stross.
La metanarrazione, meta-meta-meta, di Stross prevede non solo che la storia assomigli a un film di James Bond, ma che i protagonisti conoscano James Bond come personaggio popolare, sappiano di essere in una storia alla James Bond e che questa consapevolezza guidi e condizioni il loro modo di agire.
La vicenda è effettivamente molto complicata e c'è un piccolo ma inaspettato colpo di scena finale: i nostro eroi sono costretti, per vari motivi, a vivere e comportarsi come personaggi da una storia di Fleming. C'è l'eroe, il villain megalomane e pazzo, ci sono le bond girl.
Il problema centrale con la serie non riguarda la qualità della storia, la complessità dell'intreccio e la più o meno genialità di certe idee impiegate, ma che tutti questi elementi vadano a discapito dei personaggi. I personaggi di The Laudry sono stereotipati e piatti, abbozzati e informi: generalmente schiacciati dall'ammasso di contesto nel quale si muovono.
La storia più breve contenuta nel libro è il token di Stross verso il mondo dei giochi di ruolo online: non particolarmente originale, e fa un po' Farscape.
I riferimenti pop sono gradevoli ma funzionano in modo diverso da quanto siamo abituati oggi.
Oggi si fanno riferimenti agli anni '80 guidati da amarcord, revival e simpatia trascorsa; Stross usa riferimenti allora contemporanei e, a distanza di pochi anni, il tutto risulta fortemente e prematuramente invecchiato.
SPOILER SPOILER SPOILER
Alla fine Bob e Mo si sposano, Ramona diventa un pesce. Tutti gli altri più o meno muoiono.

Warlock (Id, 1958): l'ho letto in italiano, non penso di aver perso molto della qualità linguistica dell'autore. Questo è un testo di contenuti più che di arte.
Romanzo western scritto da Oakley Hall nel 1958, gli valse la candidatura al Pulitzer ed è il suo libro più noto e importante.
E' un romanzo corale con molteplici protagonisti che rappresentano lo stato della vita nelle città di frontiera negli ultimi anni dell'Ottocento.
Warlock è il nome della città, non realmente esistita, e i fatti raccontati sono liberamenti ispirati a Tombstone, la sfida all'O.K. Corral, le vite di Wyatt Earp e Doc Holliday... e altri miti del west.
Non a caso, infatti, il successo di Warlock spinse Hall a scriverne due seguiti: da quanto ne leggo online, non sono proprio seguiti quanto piuttosto 'altre storie ambientate nello stesso UNIVERSO CONDIVISO (!)'. I tre romanzi insieme vanno sotto il nome di 'Trilogia delle Leggende del West'.
Tutto questo è molto bello ma c'è un minuscolo elemento che mi ha talmente sorpreso da doverne parlare ora, subito.
C'è una bestemmia. Uno dei personaggi, neppure uno dei peggiori, nella traduzione italiana esclama un inaudito 'dio cane'. E' un fatto straordinario leggere bestemmie in un libro italiano: normalmente il personaggio viene detto bestemmiare, ma mai aprire un virgolettato con la bestemmia scritta nero su bianco. Difficile dire se si tratti della traduzione di un meno formidabile 'goddamn' o altro, e non mi interessa così tanto da verificare il testo originale.
Western crepuscolare (uno dei primi e definenti del genere) di quelli alla fine, in questo caso all'inizio della fine, della Frontiera Americana: la legge e l'ordine sono cosa comune nelle città dell'Est, molto diversa la situazione nel più estremo Ovest. Warlock è a Ovest e Sud: lontana dalla nascente struttura istituzionale americana, a un giorno a cavallo dal più vicino tutore della legge, ma molto vicina al Messico. Warlock non è un piccola città: sorge vicino a una ricca miniera, è piena di negozi e vita.
Intorno a Warlock è pieno di pascoli e latifondi. Pascoli e latifondi significano cowboy. Cowboy e niente sceriffo, significano che a Warlock c'è un grave problema di ragazzotti ubriachi e armati che girano per le strade spadroneggiando e ammazzando.
I cittadini più influenti di Warlock si radunano e decidono di assoldare un Marshall, uno sceriffo privato che venga a portare ordine e legge con il piombo.
Non è un romanzo d'azione: la sparatoria più importante accade fuori scena, un paio di sparatorie minori godono di al massimo un paio di pagine; l'autore non si è concentrato sul divertimento ma sulla rappresentazione umana e sociale: è un librone bello lungo e pieno, ma non è vessato da pedagogiche riflessioni del narratore sulla morale e l'etica. Il conflitto umano è vissuto e messo in scena direttamente dai protagonisti, dal modo in cui interagiscono e parlano tra loro.
Warlock è un romanzo di intensi dialoghi tra personaggi duri che hanno poca dimestichezza con la parola. E' una soluzione brillante e geniale: eroi della pistola che cercano di parlare, ma gli mancano letteralmente le parole e non riescono a far passare, a trasmettere il significato dei loro messaggi prima che sopraggiunga la violenza.
Ci sono molte scene di questo genere: Clay con Tom, Clay con Bud, Bud con Abe, Curley con Abe.
Hall presenta una teoria di scene e protagonisti che provano a uscire dal circolo di violenza cercando di parlarne tra loro, falliscono per la mancanza di pratica, per peer pressure e spesso a causa del loro passato e reputazione. C'è un intrinseco senso di condanna e maledizione, impossibilità di cambiare per sopravvivere.
Il marshall arriva ed è tutto quello che si sperava fosse: un uomo bello, chiaramente coraggioso, fermo e determinato, giusto e non impulsivo nell'uso della pistola, un lampo a estrarre quando necessario.
Il problema, come sempre ma in questo romanzo è probabilmente un esordio, è la permanenza: la gente di Warlock vuole un fulmine di violenza per spazzare via tutti i violenti, ma il fulmine attrae altri violenti, la violenza è una spirale. La situazione inzialmente sistemata può solo peggiorare.
A seguito del Marshall arrivano un noto baro, il suo migliore amico, disprezzato da tutti per buoni motivi, ma a sua volta incompreso e vittima di se stesso; una donna assetata di vendetta che chiama il nostro eroe assassino e lo svela non dissimile dai cowboy che è stato chiamato a sconfiggere, ma gli fa torto.
Nel romanzo, specialmente da metà in poi, tutto questo sembra però sparire un po' sullo sfondo: diventa più importante mostrare l'intero ambiente, piuttosto che le singole vicende. Abbiamo minatori che combattono per una vita più dignitosa, aiutati dal Dottore della città che li vorrebbe organizzati in un sindacato, ma ovviamente i minatori preferiscono anche loro la violenza. C'è lo stato centrale, rappresentato da vecchi militari usciti di senno, senili, completamente inadatti al governo che non è una continuazione del comando di eserciti. Ci cono i cowboy che, tutto sommato, vorrebbero solo difendere lo stile di vita che hanno seguito per decenni e che, certamente, non li ha resi felici o ricchi. Ci sono due personaggi femminili, solo due e non si sarebbe potuto chiedere di più a Hall negli anni '50, che sono anche esse promotrici di violenza diametralmente opposte. Ci sono altri cittadini di Warlock tutti più o meno invischiati e incasinati.
Un'intera città sull'orlo del baratro dove tutti vorrebbero fare la cosa giusta, ma la cosa giusta richiede sacrificio e il pericolo di morire, ed è più facile farla fare ad altri.
E' un bel romanzo ma è anche vecchio. Tono, stile e contenuti sono datati: interessanti, specialmente per un appassionato di western, ma trattati con la sensibilità di 60 anni fa. Un po' troppo melodramma, prolisso, certe sezioni sono pallosissime e avrebbero potuto godere di ampie sintesi, alcuni personaggi sono eccessivamente stereotipati (oggi)... non è McCarthy, ma non avrebbe potuto esserlo: Warlock di Oakley Hall è un pezzo di storia del romanzo del '900 americano, un tassello letterario fermamente incuneato in un periodo di grandi stravolgimenti culturali.

Wonder Woman: finalmente abbiamo visto il film che ha suscitato tanto clamore e discussioni in tempi recenti. Immediato alfiere della lotta femminile, campione delle donne forti e indipendenti, modello per tutte le bambine.
...e in effetti è il miglior film di supereroi di Warner da quando hanno inziato la storia dell'Universo Condiviso, infatti è solo noioso e prevedibile, non una merda come gli altri.
Mi viene da dire: ha ragione Cameron.
James Cameron recentemente è stato massacrato online per aver osato dire qualcosa su queste linee: la Wonder Woman del film non è realmente il personaggio femminile forte e indipendente che il marketing di Hollywood vorrebbe far credere, perché è incredibilmente bella e senza difetti caratteriali, quindi assolutamente impossibile e non una vera donna... il commento originale di Cameron è breve, non va molto più in là. Ha ragione.
La Wonder Woman del film è la classica principessa guerriera che sa fare tutto, ha sempre ragione, è sempre eccezionalmente carismatica e meravigliosa in ogni suo gesto: non caga, non sanguina, non si sporca mai, gli uomini cadono tutti ai suoi piedi, i cattivi la vogliono per sé. L'unico momento di debolezza in tutta la storia, lo supera solo grazie all'intervento del suo uomo.
...poi è vero: è una protagonista femminile in un film d'azione, non se ne vedono molte.
Peccato che il film sia una merda.
NOTA: cerco di ignorare ma è impossibile vivere su internet e non subire notizie riguardanti il nuovo caos Warner. Il nuovo film di Batman fuori dall'universo condiviso, il film di Joker prima sì poi no, il bordello produttivo (e anche drammatico) di Justice League: la Warner non è una multinazionale malvagia, ma un ritrovo di idioti. Wonder Woman si apre in puro stile Universo Condiviso: Batman scrive una lettera a Wonder Woman, Wonder Woman pensa (senza l'intervento del super uomo Batman, Wonder Woman non avrebbe mai pensato da sola) e ricorda la storia del film, la sua origin. Non c'è una scena post-credits. Non può esserci: alla Warner non sono in grado a) di realizzare un bel film su licenza DC, b) di organizzare una struttura gestionale per l'universo condiviso.
Torniamo al film.
Wonder Woman ricorda la propria origine.
Paradise Island, un sacco di tempo fa: una delle bambine più odiose mai apparse in un film, la giovane Wonder Woman, è l'unica bambina in tutta l'immortale società delle principesse guerriere, e l'unica vera principessa. E' capricciosa e letteralmente insopportabile, l'attrice bambina andrebbe presa a sberle in faccia per ore fino a farle passare l'espressione 'spunky' che la regista ha così selvaggiamente voluto infierire su tutti noi. Ci sono più primi piani di Wonder Woman bambina che di Wonder Woman adulta... chiaro, Wonder Woman adulta deve far vedere la pelle.
Finalmente Diana cresce, un giorno un pilota si schianta sull'Isola, lei lo salva, poi arrivano i tedeschi e la pace dell'isola viene stravolta dalla scoperta che il mondo sia in guerra.
...a dire il vero non frega un cazzo a nessuno, tranne alla futura Wonder Woman.
Essendo il personaggio forte e indipendente che dimostra di essere fin dall'inizio, scappa con il primo venuto.
Wonder Woman goes to London (è una battuta e una citazione, lo scrivo perché ne sono fiero).
Wonder Woman nella Londra dei primi del '900: tutti gli inglesi sono maschilisti, le donne sottomesse. Wonder Woman non ci sta.
Parte per il fronte con il suo party, messo insieme nel più classico dei modi, e comincia a combattere contro i tedeschi dovunque siano.
A questo punto la sceneggiatura tocca il suo punto più basso, ne parlo dopo lo spoiler.
Parliamo degli attori: Chris Pine è Steve Trevor, personaggio piatto e privo di qualsiasi spessore. Ci sono altri attori ma sono solo funzioni narrative.
Gal Gadot interpreta Wonder Woman... quando il personaggio parla. Quando il personaggio combatte, e combatte spesso, la controfigura è ben riconoscibile; a volte il personaggio combatte in cg. Le scene d'azione sono discrete qua e là.
E' graziosa, sembra una bambolina e non rappresenta in alcun modo il personaggio nella sua versione più attestata: Wonder Woman è una donna imponente, una amazzone muscolosa e dai lineamenti spesso (ovviamente) mediterranei. L'aspetto che da anni viene più spesso indagato del suo carattere, nei fumetti naturalmente, è la sua natura doppia di Principessa Guerriera e Ambasciatrice di Pace: la contraddittorietà, la lotta interiore tra il desiderio di spaccare tutto e quello di risolvere con il dialogo. Non è un caso se, nei fumetti contemporanei, Wonder Woman sia uno dei personaggi che più spesso rischia la svolta malvagia.
Nel film ci sono solo le scene dove l'ingenua e vergine Wonder Woman scopre il piacere del cazzo.
Il film è diretto da Patty Jenkins. Chi? La regista di Monster, il film creato a tavolino per far vincere l'oscar alla Theron mettendole delle protesi facciali per farla sembrare schifa invece di una figa pazzesca.
Ah! Una vera eroina della lotta tra i sessi: la regista che vinto prendendo una delle donne più belle del mondo e mostrandola brutta dentro e fuori!
...a parte che su questo argomento si potrebbe discutere per ore: la necessità di imbruttire la donna per renderla vera.... sopratutto, Monster è del 2003. Ha vinto un sacco di premi token da Hollywood, poi la regista è stata costretta a un sacco di tv per campare.
Immagino come sia andata la ricerca da parte dei produttori di Warner: AAA cercasi regista donna poco cara, carriera finita, con un vago passato che possa suggerire l'idea di un interesse nella battaglia dei sessi (la battaglia dei sessi è un'altra cosa ma sto finendo i sinonimi).
Wonder Woman è un film mediocre, diretto e interpretato secondo gli scarsi standard delle mega produzioni americane più recenti (aka Warner), che è stato genialmente, o fortuitamente, fatto uscire in un momento storico quando basti NON voler afferrare una donna per la figa per sembrare degli illuminati difensori della parità tra i sessi.
SPOILER SPOILER SPOILER
Wonder Woman è ingenua e convinta che la guerra sia colpa di Ares e della sua influenza sui cuori e le menti degli uomini. Chris Pine cerca di spiegarle che gli uomini sono tutti buoni e malvagi, scelgono di esserlo e spesso fanno la scelta sbagliata perché sono umani. Wonder Woman uccide quello che crede essere Ares, la guerra non finisce e sarebbe stato un eccellente sviluppo di trama e colpo di scena: aveva ragione Chris Pine, la guerra mondiale è una cosa più complicata di un super villain. Una bella morale e la base su cui sviluppare un vero personaggio femminile consapevole.
Invece no. Wonder Woman aveva semplicemente ucciso la persona sbagliata, scopre il vero Ares (prevedibilmente, il politico inglese), lo uccide e la guerra finisce: morto Ares, i soldati tedeschi sul campo mettono giù le armi e si abbracciano con gli inglesi. Offensivo e stupido.

The Hitman's Bodyguard: non so con cosa cominciare. Ci è piaciuto molto: è giusto cominciare così.
Prima di parlare del film, però, parliamo a proposito del film: è stato un immeritato floppino uscito nel fine settimana del 18 Agosto 2017, che rimarrà agli annali come il fine settimana con il peggiore incasso di sempre per i cinema americani.
Il film è anche stato oggetto di un curioso 'caso internet': solo 8 giorni dopo l'uscita nelle sale americane, una copia perfetta in alta definizione con sottotitoli e audio 5.1 è finita online su tutti i siti dedicati. Questa copia inizia con il brand di Netflix e molti siti hanno riportato la notizia che, forse, il leak sarebbe avvenuto a causa di Netflix Japan (in Giappone, ovviamente, il film non è uscito al cinema ma uscito quasi in contemporanea direttamente su Netflix): ho due commenti a proposito.
1) 'Forse a causa di Netflix Japan', è una frase che in un modo o nell'altro appare su diversi siti che hanno trattato l'argomento. Se questi siti avessero controllato la copia in questione, si sarebbero accorti che l'ultimissima schermata è un muro di testo in giapponese di quelli che si vedono a chiusura di ogni film (in altre lingue). Ci sono pochi 'forse' sulla fonte del leak.
2) Se il film non fosse sbucato su internet appena una settimana dopo, la seconda settimana del film non avrebbe vissuto un misterioso crollo verticale (seguito comunque a un esordio non brillante) dei biglietti staccati, e il film avrebbe potuto essere non un floppino.
Veniamo al film: secondo la wikipedia, la sceneggiatura di questo film sarebbe stata nella famosa black list, la lista delle migliori sceneggiature in giro per hollywood.
A noi il film è piaciuto. Il film è bello: ci sono ottimi dialoghi e situazioni divertenti, ma la storia (e la storia è una consistente parte della sceneggiatura) è non originale a essere buoni, assolutamente trita a essere onesti.
Dunque: due anni prima, Ryan Reynolds era un super bodyguard di quelli che non proteggono le celebrity ma le persone davvero importanti. Perde un cliente in malo modo e finisce in disgrazia costretto, due anni dopo (tempo presente del film), a proteggere mezzi criminali da pieni criminali.
Samuel Jackson è un super sicario, IL super sicario per eccellenza, ed è in prigione. E' anche l'unico testimone ancora in vita nel super processo internazionale a Gary 'Milosevic' Oldman.
In modo assolutamente inaspettato e davvero sorprendente, uno dei direttori dell'Interpol, che si occupa del trasferimento, è al soldo di Milosevic: l'operazione è compromessa e Samuel Jackson sfugger per un pelo a un primo tentativo di assassinio. Rientra in scena Ryan Reynolds e il suo compito, sfolgorante idea della storia, sarà quella di portare il testimone dal punto A al punto B 'tribunale', vivo.
La soluzione più innovativa di questo che, e vorrei qui coniare un termine nuovo che spero possa avere successo, potremmo chiamare un 'buddy movie', è che i due personaggi NON SI SOPPORTANO e SONO AGLI OPPOSTI!! Davvero una delle migliori sceneggiature di hollywood.
The Hitman's Bodyguard funziona per due motivi, oggi andiamo di liste:
1) Reynolds e Jackson sono eccellenti; 2) le scene d'azione sono eccellenti.
E' il primo film post-Deadpool di Ryan Reynolds, lo so che non è tecnicamente il primo film post-Deadpool di Ryan Reynolds, ma è il suo primo film deadpool-y dopo Deadpool: Reynold è uno smart talking action hero, ed è assolutamente il ruolo perfetto per lui... se solo l'avessero capito ai tempi di Green Lantern.
Samuel Jackson è la solita caricatura di se stesso, l'unico ruolo rimastogli, e prosegue il ciclo iniziato con i motherfucking snakes on a plane: la differenza qui, ed è merito della sceneggiatura e della sua interpretazione del suo buddy, è che l'autoironia è abbondante e funzionante.
E' un film interessante, e la sceneggiatura ha dei meriti, o dei demeriti storicamente validi: storicamente contemporanei validi.
Il livello di violenza è molto poco cartoonish: ci sono momenti quando Hitman's Bodyguard sembra un film di supereroi, le scene d'azione sono davvero fuori dalle righe e tendono allo slapstick, ma ci sono momenti di violenza reali ed estremamente perturbanti visti oggi. Il film è contemporaneo, non è possibile che alcune di queste scene, una in particolare, non abbiano suscitato sguardi preoccupati nella produzione, domande di appropriatezza.
Tutti i personaggi positivi del film scivolano frequentemente nella comicità, quello di Oldman no: le scene dedicate a lui e al processo sarebbero più adatte a un film europeo di denuncia politica, a docu-fiction e drammatizzazioni politicamente orientate. Ci sono scene di genocidio e di tortura: rappresentate con una discreta dose di realismo e sono incredibilmente contrastanti con, come dicevo prima, le scene d'azione over the top dove i protagonisti dimostrano di poter resistere a proiettili, cadute e schianti di ogni tipo.
Il culmine di questa disfunzionalità è raggiunto verso il finale del film quando, e la scena è rappresentata dettagliatamente in tutto tranne le conseguenze, un camion carico di esplosivo si schianta su una folla.
Il film non scherza direttamente su questa scena, ma essendo un film essenzialmente comico solleva tutta una serie di questioni, almeno, sulla stupidità del regista e della produzione.
A proposito, il regista è Patrick Hughes, il fantoccio assunto da Stallone nel suo tentativo andato male di risollevare le sorti del franchise degli Expendables.
Nel film c'è anche, ed è sempre una nota positiva, Salma Hayek.
E' un film interessante: le scene d'azione sono assurde ma se piace il genere sono anche spassose, il bickering tra i protagonisti-interpretazioni-dialoghi sono il punto più alto (e molto alto) del film; il resto è un ammasso di scelte infelici e disordine tonale, qualcosa che ultimamente in america va molto e abbiamo già notato.
Questa incertezza d'identità si vede perfettamente anche nel materiale pubblicitario: ci sono locandine con i personaggi serissimi in pose da dramma armato, ce ne sono altre, come quella che ho scelto, che sono geniali e sottolineano l'aspetto comico e riuscito del film.

Wolfenstein - the New Order: uhm. Mettiamola così: domani uscirà Destiny 2. Non lo comprerò. Allo stesso modo di Destiny 1. Giocato alle demo di entrambi, trovati mancanti: mi manca Halo.
A ottobre uscirà il secondo nuovo Wolfenstein, il trailer è fantastico. Nel 2014 avevo le palle piene di fps e non sono mai stato un fan della serie, quindi lo lasciai perdere. E' (o almeno era) in offerta sul psn a meno di 5 euro: ho comprato il primo dei nuovi Wolfenstein, uscito appunto nel 2014.
Seguito da una specie di DLC prequel, The Old Blood, una specie di Wolfenstein 1.5 a cui seguirà il nuovo Wolfenstein 2 - The New Colossus.
Queste sono le info basi sul tema.
L'ho giocato lentamente, ho preso il platino (non difficile): mi è piaciuto molto e mi sento di andare a scomodare il primo Disonhored, o addirittura il primo Bioshock, per trovare un paragone a cui affiancare l'eccezionale qualità di questo fps single player.
Sviluppato da MachineGames, studio dato dalle ceneri di Starbreeze Studios... si vede.
A livello di gameplay, qualità della storia e spessore delle caratterizzazioni ambientali e dei personaggi, le somiglianze con Riddick sono tante: Wolfenstein mischia la classica azione da fps single player, uno contro decine di nemici alla volta, unendovi divertenti (e detto da me, che le odio, è vale molto) sezioni stealth e implementando un sistema di cover semplice e preciso.
I controlli sono perfetti, le armi sono tutte divertenti da usare: dal coltello alle pistole silenziate, dai mitragliatori con lancia granate ai super fucili a pompa, passando, naturalmente, per l'arma/utensile/gimmick che ogni fps single player deve avere da Half-Life.
La gravity gun di Wolfenstein è un laser industriale per tagliare reti e pannelli e accedere a vie diverse per affrontare i livelli, ma più spesso per sparare raggi laser in faccia ai nemici.
Il level design è ben curato e consente una certa libertà sull'approccio alle aree con nemici, senza però risultare troppo libero: diciamo dei binari con del gioco, qualche scorciatoia e qualche sottopassaggio utile a chi voglia affrontare le sezioni pendendo verso lo stealth.
...a livello 'uber', è l'unico modo per arrivare in fondo senza rompersi troppo i maroni: il livello 'uber' è il più alto, non è eccessivamente difficile.
Tutto ciò che riguardi il gameplay è ottimo e senza sbavature e assolutamente divertente e con niente da invidiare ai migliori fps.
Wolfenstein brilla per la sua storia e la caratterizzazione dei personaggi, e il tono e i temi adulti della storia: Wolfenstein è uno di quei rari fps che sfrutta fino in fondo il proprio rating. Sono diversi i giochi di questo genere che approcciano giocatori di età più matura e non si pentono di ricevere dei 'vietato ai minori di', ma raramente una sceneggiatura si è spinta così in là da presentare questo livello di violenza. E di sesso.
I nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale, il nostro eroe è parte di una cellula di ribelli (sintetizzo molto).
Il nostro eroe è un veterano che combatte una guerra ventennale: ha visto morire tutti intorno a lui, si è visto negare i diritti più basilari, il diritto a una vita normale; è stato catturato e schiavizzato, dato per morto, picchiato, sparato, accoltellato. Hanno ucciso tutti i suoi cari e distrutto il suo mondo.
BJ è un personaggio profondo, rotto, stanco e fragile: il tipico veterano. Essendo però anche il protagonista di un fps, è indistruttibile, inarrestabile, una macchina di distruzione e morte per chiunque gli tagli la strada... però con profondità ed emozioni.
C'è anche un love interest, ed essendo un contesto di guerra contro il male incarnato, non c'è molto tempo per romanticherie: il poco tempo passato insieme è per scopare come conigli e cercare un po' di pace. Il love interest è un altro personaggio di qualità superiore il cui sviluppo narrativo è affidato tanto allo sviluppo della storia quanto a... lo dirò dopo.
E' decisamente il mio tipo di storia. Unito a un gameplay invidiabile, un numero di collectibles non eccessivo con trofei abbinati ad azioni di gioco e non a vaccate fuori dal gioco, e un eccellente cast di doppiatori: Wolfenstein the New Order è un meraviglioso videogioco.
Comprerò sicuramente i seguiti.
NOTA: alla fine della prima missione c'è una scelta che manda il gioco su uno di 2 route possibili. Il finale è sostanzialmente lo stesso, ma nel corso del gioco alcuni dettagli cambiano: non abbastanza per giocarlo una seconda volta.
SPOILER SPOILER SPOILER
BJ alla fine muore (ovviamente no, dato il seguito in uscita con BJ)
Anya si salva, incredibilmente. I diari della 'sorella' di Anya sono in realtà di Anya.
Deathshead muore.

Despicable Me 3: è meno brutto del film assolo del Minions, ma certamente non risolleva il franchise dalla deriva di sceneggiature sempre peggiori.
In compenso è particolarmente bello da vedere, specialmente le scene con il robot anni '80: il lavoro dei programmatori effettuato sulle textures è incredibile e riesce perfettamente a catturare e rendere la sensazione dei materiali e il loro aspetto attraverso vari livelli di meta-fictionality.
Sfortunatamente, per quanto bravi gli artisti grafici, niente può bilanciare la semplice noia della storia, la totale assenza di gag divertenti, la vacuità dei personaggi e l'ormai intollerabile presenza dei minions.
Gru viene licenziato dal suo lavoro di agente segreto, scopre di avere un fratello gemello, combatte contro il super villain anni '80. Nel mezzo ci sono cento e più idee buttate al vento che avrebbero potuto venir sviluppate in qualcosa di interessante.
Per esempio: che senso hanno gli hint al fatto che i due fratelli abbiano vissuto vite speculari, entrambi maltrattati dai genitori e fallimento ai loro occhi, per scoprire che se fossero stati scambiati avrebbero invece potuto essere di successo? E' una sottotrama impossibile da sviluppare in un film per bambini: l'idea che i genitori siano malvagi e incapaci di amare i figli per quello che sono, etc etcl. Se non la si sviluppa, perché alludervi?
A proposito di cattivi genitori: l'unico modo in cui Lucy guadagna l'affetto e la stima delle figliastre è attraverso la violenza, sfruttando il suo addestramento da agente segreto, l'educazione e l'intelligenza di chi è cresciuto in un contesto migliore, per umiliare e sottomettere dei poveracci.
...ma queste sono piccolezze, sottigliezze di una sceneggiatura senza direzione: i problemi grossi sono la banalità della storia, l'assenza di caratterizzazioni degne, la piattezza dei dialoghi, l'assenza di situazioni comiche e... basta, fa cagare.
Ha avuto molto successo, sicuramente faranno un seguito.
SPOILER SPOILER SPOILER
I minions se ne vanno a inizio film perché Gru non vuole essere un villain, passano metà film a pentirsi e voler tornare da lui, spendono un secondo e poi vanno via con il primo che passa.


infodump: The Town that Dreaded Sundown 2014, l'ho visto a causa della tipa di Odd Thomas. Boiata infame. The Lazarus Effect, specie di Pet Semetary con Olivia Wilde: infelice anche per una pigra serata di Netflix senza aspettative.
Yakuza Zero: sono rimasto deluso... da me stesso. A volte a non corrispondere alle aspettative non è il gioco, siamo noi. Dramma. Ho atteso e voluto giocare a un titolo della serie Yakuza per un numero di anni, ho finalmente potuto farlo sulla PS4. Il gioco è esattamente quello che mi aspettavo: divertente, pieno di cose da fare, pieno di charme e carattere. Yakuza Zero è il capitolo ambientato negli anni '80, è assolutamente galattico. Non escludo di tornare a giocarci e finirlo... però... però dopo ore e ore, mi sono accorto di due cose: mi stavo abbruttendo a svolgere ripetitive attività secondarie per ottenere un qualche trofeo, e ci sono troppe attività secondarie. Come in molti dei giochi di questo tipo, il desiderio di fare tutto mi impedisce di apprezzare il titolo: avrei dovuto semplicemente lasciare andare e proseguire, ma volevo massimizzare l'esperienza di tutti i personaggi, sbloccare tutte le mosse, fare tutti i minigame. Mi sono stufato e ho smesso di giocarci.
Killing Floor 2: a questo avevo già giocato in beta. E' la modalità zombie che hanno tutti gli ultimi fps, in versione stand alone. Non ci gioco mai, non mi diverte. Yooka-Laylee, avevo voglia di un platform 3d di quelli di una volta. Perché non hai preso Crash? Perché non mi piaceva quando ero ragazzino. Ho provato a prendere questo grazie a un'offerta, quindi il fatto che non mi sia piaciuto mi tormenta solo un poco. Troppo backtracking, veramente troppo. Controlli non particolarmente precisi, struttura troppo aperta, camera pessima, gameplay inferiore ai grandi classici del genere.
Katsugeki! Touken Ranbu: ho guardato pochissimi cartoni in questi mesi, nessuno è riuscito a mantenere la mia attenzione dopo i primi episodi (a parte 1). Questo prometteva bene: produzione UFOTABLE realizzata ripetendo lo stile visivo del loro ottimo adattamento di Zestiria, anche questo un adattamento da un videogioco... circa. Avete presente Kantai Collection? Il 'gioco' di carte collezionabili giapponese con le navi da battaglia rappresentate come giovani fighe? Katsugeki! è la stessa roba ma per il pubblico femminile: armi rappresentate come giovani fighi. Non esattamente una gran trama da sviluppare per un cartone animato. Infatti è noioso e una boiata.